Tra geopolitica dei vaccini e accordo G7 su un’imposta globale

L'insostenibilità del modello di sviluppo dipende non solo da una nuova dimensione di disuguaglianza e miseria internazionale ma anche dal fatto che la pandemia non può essere realmente arrestata senza immunizzazione a livello globale. Pasquale Lucio Scandizzo

Il Covid-19 ha esacerbato le fragilità sociali nella distribuzione del benessere e della ricchezza in tutto il mondo, e scatenato comportamenti egoistici e rivali nelle abitudini di consumo, paure irrazionali e indisponibilità a cooperare. Per questo la decisione sull’imposta globale minima è una buona notizia


Il Covid-19 ha esacerbato le fragilità sociali nella distribuzione del benessere e della ricchezza in tutto il mondo, e scatenato comportamenti egoistici e rivali nelle abitudini di consumo, paure irrazionali e indisponibilità a cooperare. La mancanza di coordinamento è stata un grave problema sia a livello nazionale che internazionale e una politica nazionalistica poco lungimirante per l’approvvigionamento e l’uso dei vaccini è sembrata prevalere nei paesi più avanzati in tutte le fasi della pandemia.

Secondo l’Onu, i dieci Paesi più ricchi del mondo hanno di fatto monopolizzato sia il consumo che l’offerta di vaccini con 1 persona su 4 vaccinata contro 1 persona su 500 nei paesi più poveri. Tuttavia, l’apparente fine della loro acuta crisi pandemica, ottenuta attraverso il successo di una vaccinazione di massa nei paesi più sviluppati, è un’illusione temporanea, poiché la pandemia si sta diffondendo senza limiti nel resto del mondo, dove la mancanza di risorse finanziarie e il coordinamento internazionale rendono l’offerta di vaccini insufficiente, mal distribuita e insicura.

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Lunedì 07 Giugno 2021
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