Sunday, August 18, 2019
 

15 Jul2019

Rai News – Studio24


Il Professor Paganetto è stato ospite di “Studio24″ trasmissione di approfondimento di Rai News, condotta da Roberto Vicaretti, in cui si sviluppano tematiche di attualità politica, sociale, economica e culturale. Numerosi i temi al centro della puntata: dalla futura manovra economica, ai rapporti con l’Unione europea, alla flat-tax fino ai recenti sviluppi su Alitalia e “Progetto Italia”.

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Paganetto: “CdP potrebbe intervenire solo con un partner industriale”

La Stampa

luglio 10th, 2019 by Fuet in Economia / Economia europea / Economia italiana / Press & Media

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Dal summitt di Osaka l’invito all’Italia a puntare sull’innovazione

Paganetto per La Stampa

Il G20 a presidenza giapponese si è concluso, come era facile attendersi, senza particolari sorprese. Allo stesso tempo il G7, che pur si continua a tenere, non basta più.
La crisi del 2007 era stata l’occasione per dare ai 20 paesi che rappresentano l’80% del PIL e il 60% della popolazione mondiale il sostegno delle grandi Istituzioni internazionali, a cominciare dal Fondo Monetario e Banca Mondiale, per arrivare all’Organizzazione Mondiale del Commercio, oggi in crisi sotto la critica dell’Amministrazione Trump che non si ritiene tutelata a sufficienza nell’applicazione delle regole sul commercio. A fronte delle difficoltà emerse ad Osaka nell’affrontare i problemi previsti dall’agenda su ineguaglianze, invecchiamento, salute, economia digitale e clima c’è una buona notizia.

Negli incontri preliminari tra Ministri delle Finanze sembra maturato un accordo che dovrebbe tramutarsi in azione concreta per chiudere i buchi fiscali e legislativi che consentono oggi ad Amazon, Facebook, Google e agli altri big tecnologici di muoversi tra differenti sedi fiscali e pagare pochissime tasse. È una questione di particolare importanza per l’Europa che…


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25 Jun2019

XXXI Villa Mondragone International Economic Seminar

XXXI Villa Mondragone International Economic Seminar

Capitalism, Global Change and Sustainable Development. The future of Globalization

Seminario, 25 giugno 2019
Villa Mondragone – Monte Porzio Catone

Seminario, 26 giugno 2019
Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – Facoltà di Economia

Tavola Rotonda, 27 giugno 2019
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Roma

Per scaricare il Programma clicca qui

Per info e registrazione: economia.uniroma2.it/mondragone

 

Pil mensile: Maggio 2019

giugno 18th, 2019 by Fuet in Economia italiana / PIL mensile

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La crescita del PIL è attesa sostanzialmente piatta nel 2T 2019

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La stima aggiornata di crescita del PIL mensile traccia un andamento più debole con il dato di aprile rivisto lievemente al ribasso rispetto alla precedente proiezione e la nuova previsione per il mese di maggio che indica un’ulteriore riduzione dello 0,02% m/m (-0,12% a/a). La revisione è dovuta principalmente alla lettura finale del PIL per il 1T2019, che è risultata di un decimo di punto percentuale più bassa della stima flash (0,12% t/t dallo 0,23% t/t) e dal dato di produzione industriale di aprile, inferiore alle aspettative (-0,7% m/m).Per quanto riguarda il settore manifatturiero, la debolezza risulta diffusa a tutti i sotto-settori ad eccezione dell’energia, con i beni strumentali (-2,5% m/m) e i beni di consumo durevoli (-1,8% m/m) che fanno registrare i cali più marcati.Gli indicatori soft segnalano una crescita modesta anche a maggio, sia per la manifattura che per i servizi, questi ultimi leggermente più resilienti in base a quanto emerge dalle indagini settoriali PMI e da quella sul clima di fiducia prodotta dall’Istat. In entrambi i settori le imprese attribuiscono il calo della produzione principalmente ad una riduzione dei nuovi ordini, soprattutto di quelli dall’estero.

Dati e commento

Data and comment

 

Pil mensile: Aprile 2019

maggio 20th, 2019 by Fuet in Economia italiana / PIL mensile

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L’attività ristagna in aprile dopo il rimbalzo del 1T 2019

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In base alla stima preliminare dell’Istat, la crescita del PIL reale ha sorpreso al rialzo nel 1T2019 (+0,23% m/m dal -0,1% m/m nel 4T2018), sostenuta dalle esportazioni nette, mentre il contributo della domanda interna (incluse le scorte) è stato negativo. Maggiori dettagli saranno forniti con la lettura finale che sarà pubblicata il 31 maggio.Nel frattempo, si può ipotizzare che, dal lato dell’offerta, la manifattura dovrebbe aver contribuito positivamente, considerato che la produzione industriale è cresciuta dell’1,0% t/t nello stesso periodo. Ciononostante, l’attività industriale è diminuita a marzo, flettendo dello 0,9% m/m, dopo due mesi consecutivi di robusta espansione. Il dettaglio settoriale descrive una debolezza diffusa, con i soli beni strumentali in marginale aumento (+0,1% m/m), mentre si sono ridotti i beni di consumo (-2,3% m/m), l’energia (-0,4% m/m) e i beni intermedi (-0,3% m/m).La variazione mensile del PIL dovrebbe risultare sostanzialmente piatta ad aprile: le ultime proiezioni prevedono una marginale diminuzione dello 0,01% m/m (+0,5% a/a). In base alle indagini congiunturali, l’attività economica è attesa modesta all’inizio del 2T2019: la fiducia nel settore manifatturiero sta recuperando, ma è ancora debole, mentre i servizi hanno fatto registrare un peggioramento, con l’indice PMI che è tornato a quota 50,4, come in febbraio.

Dati e commento

Data and comment

 

Intervento Rai1

febbraio 27th, 2017 by Fuet in Economia / Press & Media

Luigi Paganetto è intervenuto nella puntata del 24 Febbraio di “Unomattina”,programma di Rai 1 condotto da Francesca Fialdini e Franco Di Mare, per commentare i dati dell’osservatorio sul precariato pubblicati dall’Inps.

Per rivedere la trasmissione, clicca qui

 

15 Mar2017

Non è l’euro il problema dell’Europa (e dell’Italia) | 15 marzo 2017

Mercoledì 15 marzo 2017 – h 15.00
Spazio Europa – Via IV Novembre, 149 – Roma

Il prossimo 25 marzo saranno celebrati a Roma i 60 anni dell’Unione Europea. In vista di questa importante occasione la Fondazione Economia Tor Vergata organizza quest’incontro in cui verranno presentati una serie di contributi che sono il prodotto dell’attività del Gruppo dei 20 per il progetto “Revitalizing Anaemic Europe”. Il progetto ha riunito intorno ai temi europei un gruppo di accademici ed esperti, che hanno prodotto nel corso del tempo una serie d’idee e contributi che sono raccolti nel volume “Unione Europea. 60 anni e un bivio”, che verrà presentato e discusso nel corso dell’incontro. L’iniziativa, nel prendere spunto dall’occasione celebrativa, nel momento in cui la UE si trova ad un bivio tra crisi e rilancio, prospetta idee e proposte dirette a contribuire ad una visione dell’Unione europea capace di reagire al montante euroscetticismo che tende a dominare oggi la scena.

Per vedere le altre foto dell’incontro, cliccare qui
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22 Mar2017

Reagire all’euroscetticismo e rimettere l’Europa in cammino | 22 marzo 2017

Mercoledì  22 marzo 2017 – h 14.30

Istituto Sturzo – Sala Perin del Vaga – Via delle Coppelle, 35 – Roma


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Secondo Rapporto “Gruppo dei 20″
Revitalizing Anaemic Europe

aprile 3rd, 2017 by Fuet in Books / Economia europea / Publications

Unione Europea. 60 anni e un bivio

AA. VV. – A cura di Luigi Paganetto
Eurilink University Press – Febbraio 2017

Contributi di: Massimo Bagarani, Michele Bagella, Gloria Bartoli, Salvatore Biasco, Luigi Bonatti, Rocco Cangelosi, Marcello Clarich, Lorenzo Codogno, Giampaolo Galli, Franco Gallo, Adriano Giannola, Paolo Guerrieri, Martino Lo Cascio, Alfredo Macchiati, Rainer Masera, Maurizio Melani, Alessandro Minuto Rizzo, Luigi Paganetto, Roberto Pasca Di Magliano, Alberto Pera, Riccardo Perissich, Pasquale Lucio Scandizzo, Giovanni Tria, Salvatore Zecchini

Il Rapporto, realizzato dalla Fondazione Economia dell’Università di Roma “Tor Vergata” con il contributo  di autorevoli studiosi ed esperti intende mettere in discussione, a 60 anni dai Trattati europei, il pessimismo diffuso e riaffermare la validità della scelta europea e di quella dell’euro. Le idee espresse sono il frutto di un’intensa serie di incontri nei quali gli Autori, pur in una visione non unitaria, hanno una comune convinzione, quella dell’esigenza ed importanza di mantenere in essere e far crescere la costruzione europea, con l’interrogativo di come si possa “Rivitalizzare”, piuttosto che abbandonare, l’impresa europea.

Un’Europa più leggera ma più incisiva: Riscoprire la Sussidiarietà
di Luigi Paganetto

 

8 May2017

Globalization, inclusion and sustainability in a global century – G7 International Forum | maggio 2017

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Globalization, Inclusion and Sustainability
in a global century

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G7 International Forum
Under the auspices of the Italian G7 Presidency


Roma, 8 maggio 2017 – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Roma, 9 maggio 2017 – Link Campus University

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La Fondazione Economia Tor Vergata e la Fondazione Link Campus University, sotto l’auspicio della Presidenza Italiana del G7, hanno organizzato un Forum Internazionale sul tema “Globalization, inclusion and sustainability in a global century”.
La prima giornata si è tenuta presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Sala delle Conferenze Internazionali mentre la giornata successiva è stata ospitata dalla Link Campus University di Roma.
Dopo gli interventi introduttivi del Sottosegretario Benedetto Della Vedova, dell’Ambasciatore Massimo Gaiani, di Vincenzo Scotti, Fondazione Link Campus University e di Luigi Paganetto, Fondazione Economia Tor Vergata, si sono svolti i lavori – secondo la Chatham House rule – articolati in tre sessioni.

G7 and Globalization between Development and Inequalities
Introductory speech di Luigi Paganetto

Alle relazioni introduttive delle tre sessioni sono seguiti gli interventi di autorevoli accademici ed esperti provenienti dai Paesi del G7 e dal resto del mondo. L’idea che ha guidato la conferenzaè stata quella di portare la necessaria attenzione oltre che alle idee e proposte dei paesi più avanzati e di maggior rilievo, anche a quelli che non trovano ascolto durante gli incontri del G7 e del G20. Sono stati presenti rappresentanti di Arabia Saudita, Argentina, Azerbaijan, Brasile, Croazia, Egitto, Marocco, Russia, Stato della Città del Vaticano oltre ovviamente a quelli provenienti dai paesi del G7/G20.

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Intervista su Rai News 24 – 9 maggio 2017

maggio 12th, 2017 by Fuet in Economia globale / Press & Media

Il Prof. Luigi Paganetto ospite di Economia24, la rubrica sui temi dell’economia e della finanza in onda su RaiNews 24. Numerosi i temi al centro dell’intervista: dal G7, alla glolbalizzazione, ai consumi, fino alle scelte protezionistiche dell’amministrazione Trump e l’evoluzione futura del mercato del lavoro.

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10 Jan2018

Tra poco in edicola – RAI Radio 1

Il Presidente Paganetto è intervenuto nel corso della puntata del 10 Gennaio di “Tra poco in edicola” per discutere di lavoro e disoccupazione giovanile: ultimi dati Istat, giovani e Jobs Act al centro della campagna elettorale.
Per ascoltare la trasmissione, clicca qui

“Tra poco in edicola”: La rassegna stampa notturna di Radio1 RAI per conoscere in anteprima, quando i giornali non sono ancora in edicola, le prime pagine dei principali quotidiani e settimanali italiani. Conduttore Stefano Mensurati.

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23 Jan2018

Tra poco in edicola – RAI Radio 1

Il Prof. Luigi Paganetto è intervenuto nel corso della puntata del 23 Gennaio di “Tra poco in edicola” per discutere dei temi affrontati nel corso del Forum economico mondiale che ogni anno si tiene a Davos in Svizzera. Dalle misure contro il protezionismo di Trump al bilancio sulla globalizzazione: le conseguenze – postive e negative – a livello internazionale ma soprattutto nel nostro Paese e le prospettive future.
Per ascoltare la trasmissione, clicca qui

“Tra poco in edicola”: La rassegna stampa notturna di Radio1 RAI per conoscere in anteprima, quando i giornali non sono ancora in edicola, le prime pagine dei principali quotidiani e settimanali italiani. Conduttore Stefano Mensurati.

 

4 Feb2018

Elezioni politiche 2018!
Programmi elettorali a confronto, l’analisi di Luigi Paganetto per Formiche.net

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Nelle proposte dei partiti
giovani, sanità e Mezzogiorno snobbati. Idee confuse su fisco e pensioni

Luigi Paganetto, economista e presidente della Fondazione Economia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, ha letto per Formiche.net i programmi elettorali. Ecco cosa ne pensa.

Proposte interessanti ma senza una precisa priorità e soprattutto senza un quadro che dia il senso della scelta strategica di fondo del partito o della coalizione che guiderà il Paese nella prossima legislatura. Luigi Paganetto, professore emerito di Economia politica all’Università “Tor Vergata” di Roma, docente alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione e presidente della Fondazione Tor Vergata Economia, ha letto per Formiche.net i programmi presentati dalle forze politiche che si presenteranno alle elezioni del 4 marzo e – prima di elencare una serie di carenze – parte da un elemento che lo rincuora.

“Finalmente oggi l’appartenenza all’area dell’euro è data per scontata, forse anche perché da vari scritti presentati dal Gruppo dei 20 emerge come il problema dell’Italia e dell’Europa non sia l’euro, che pure va gestito meglio”, spiega Paganetto che passa poi alle dolenti note. “Per parlare degli elementi che mancano parto dalla recente indagine pubblicata sul ‘Corriere della sera‘ secondo la quale per gli italiani le priorità sono sanità, occupazione, scuola, tasse e poi via via altri temi molto distanziati fino ad arrivare al debito pubblico. Ecco, nelle proposte che ho letto non mi pare ci sia molto in materia di sanità se non la riduzione delle liste d’attesa prevista dal M5S. La questione vera però è l’aspetto demografico visto il gran numero di anziani nel Paese e le esigenze di long term care. Il servizio sanitario italiano ha un ranking alto all’interno dell’Ue e funziona, sia chiaro, ma colpisce che non ci sia un quadro che guardi più avanti rispetto ad oggi. Insomma, secondo me occorre riaggiustare il Ssn secondo le nuove esigenze che nascono dalla demografia e puntare sulla prevenzione e sulle modalità per fornire assistenza ai malati anche al di fuori dell’ospedale”.

Sul fronte della scuola, Paganetto è altrettanto chiaro: “A parte criticare la Buona scuola non c’è granché, non ci sono indicazioni o programmi o ripensamenti, se non un generico invito ad usare di più internet e il digitale. In tema di università “Liberi e Uguali” è l’unico partito che evidenzia il più basso numero di laureati italiani rispetto al resto dell’Europa e fa una proposta per arginare il fenomeno offrendo la detassazione, che a mio parere però non è la soluzione. Credo che sarebbe meglio fornire borse di studio e incrementare la possibilità di stare nell’Università e di andare avanti”. L’economista genovese cita poi un’indagine Ocse, organizzazione in cui ha rappresentato l’Italia, secondo cui – a diversi livelli – nella nostra scuola le competenze professionali non sono adeguate alla domanda del mercato. “Sono tutti d’accordo che occorrono più competenze ma per centrare quest’obiettivo serve un impegno pubblico a investire sulla scuola”.

Parlando di formazione si parla di giovani, argomento oltre che prioritario preoccupante. “L’Italia è sempre più un Paese di pensionati, è vero, però al di là di generiche affermazioni come gli 80 euro fino a 18 anni mancano le idee. Ad esempio, leggo che cresce il numero delle piccole imprese guidate da giovani nell’ambito dell’ospitalità e dell’agroalimentare: questo aspetto dovrebbe essere fortemente valorizzato. Ci si preoccupa delle grandi aziende ma si fa poca attenzione al fatto che la politica si deve orientare sui piccoli. Cito due elementi: negli Stati Uniti c’è l’agenzia per le piccole imprese che finanzia e valorizza le realtà migliori; in Italia fra il 2008 e il 2016 è uscito dal mercato circa il 25-30% delle imprese. A mio parere i giovani vanno indirizzati anche nelle attività legate alla cultura, e in tal senso il nostro Paese può offrire molte opportunità, e all’ambiente. Come presidente dell’Enea ho cercato di operare in questa direzione”.

Le critiche di Paganetto si appuntano poi su un’altra lacuna: “Diversi programmi – spiega – non fanno cenno al fatto che il nostro sistema economico va meglio perché c’è il traino della crescita internazionale ed europea non perché creiamo più produttività. E’ un punto importante perché con la crescita c’è la possibilità di ridurre il debito ma se non c’è avanzo primario non posso farlo. La crescita – un valore in sé, che deve essere condiviso da tutti – si dà per scontata, magari puntando sulla crescita nominale (crescita reale più inflazione) ma non possiamo contare sull’inflazione per ridurre il debito”.

Nei programmi depositati al Viminale di sicuro c’è “molta attenzione alla tassazione perché è chiaro che il rapporto fra cittadini e Stato è in gran parte legato a questo aspetto. Non c’è dubbio che se c’è qualcosa di confuso in questo settore è l’imposizione sulle persone fisiche. Si può essere d’accordo o meno con la Flat tax ma non c’è dubbio che c’è un sistema Irpef assai poco equo perché c’è il pasticcio delle detrazioni fiscali, il pasticcio delle imposte legate a singole categorie, il pasticcio delle imposte sul reddito imprenditoriale. Insomma, si è stratificata una serie di interventi a favore di gruppi o di parti del corpo contribuenti per cui fare la dichiarazione dei redditi è complicato: in questo il centrodestra ha ragione. Comunque la si veda, Flat tax o no, serve un intervento per rendere chiara ed equa l’imposizione sulle persone fisiche”. Proprio riguardo la Flat tax, proposta dal centrodestra, Paganetto ammette che “ha il vantaggio di semplificare le cose ma che non necessariamente si può considerare la tassazione più equa possibile perché la progressività deve essere considerata in tutto il sistema di imposte, dunque anche in quelle locali, regionali e comunali”.

Il professore del secondo ateneo romano è poi molto deluso per la scarsa attenzione riservata al Mezzogiorno. “Si tratta di un punto importante, decisivo, perché sostengo, e non sono il solo, che o si fa crescere il Mezzogiorno o non cresce questo Paese. Peraltro occorre una seria riflessione sull’uso dei fondi strutturali: spesso non si è avuto effetto dagli investimenti fatti perché i fondi non sono stati inseriti in un progetto nazionale complessivo. In tal senso ricordo che la Cassa del Mezzogiorno – finché ha funzionato – ha fatto ottime cose. Ora non ci sono più i tempi per un’istituzione del genere, è vero, ma occorre avere un sistema che progetti”.

Questione correlata alla lacunosità delle politiche per il Sud è “l’ampia presenza nei programmi elettorali di vari tipi di bonus e di interventi perequativi come il reddito di cittadinanza, il reddito d’inclusione, il reddito di dignità, tutti sostegni che finiscono certamente per dare una risposta al problema del rischio povertà, che dal 2007 a oggi è raddoppiato”. La questione però va affrontata, chiarisce Paganetto, “in un quadro per cui l’intervento si accompagni alla crescita sennò facciamo solo una politica di bonus. Noto ad esempio che il Pd valorizza quello che ha fatto e vuole estendere gli 80 euro anche alle partite Iva e dare le detrazioni fiscali alle famiglie con figli. Si parte insomma dall’idea che dando dei soldi da spendere si mette in moto la macchina; bisognerebbe invece legare la crescita salariale alla produttività”.

Non si può tacere certamente del tanto bistrattato sistema pensionistico attuale. “La Lega ripete di voler abolire la legge Fornero. In effetti si può discutere se aumentare l’età di uscita dal mondo del lavoro sia un’opzione vincente – sottolinea – anche perché in tal modo aumenta l’età media degli occupati e dunque diminuisce la produttività ma bisogna pensare a un sistema che consenta di evitare l’allungamento dell’età pensionabile. Dire solo di voler abolire l’attuale legge non basta, sennò voto per il ‘no’ ma non so a cosa dico ‘sì’”.

Al di là delle diverse questioni passate in rassegna, comunque, “su tutto domina un’esigenza: occorre pensare a un progetto per cui il bilancio annuale dello Stato abbia una parte dedicata a temi che si ripetano anno dopo anno in modo che il partito o la coalizione che governeranno nella prossima legislatura forniscano una scelta strategica di fondo sennò non riusciamo a capire dove va il Paese. Pochi si rendono conto di un problema – conclude – siamo usciti dalla crisi senza politiche strutturali per far crescere l’economia. Ora non si può più aspettare”.

Intevista di Manola Piras per Formiche.net
 

14 Feb2018

Radio InBlu News
Economia: Pil dell’Italia non cresceva così dal 2010

Il Presidente Paganetto ai microfoni di Radio InBlu News (Network Tv2000) ha commentato i buoni segnali dell’economia: il prodotto interno lordo secondo le ultime stime dell’Istat cresce dell’1,4% nel 2017. “Il Paese, che segue il trend positivo di tutta l’eurozona, non cresceva così dal 2010. C’è da tener presente, però, che la strada da percorrere è ancora lunga perché la crescita è troppo lenta e inferiore alla media europea. Il livello del Pil, infatti, rimane sempre sotto i valori pre crisi (2008)”.

Clicca qui per ascoltare l’intervista completa

Economia: Pil +1,7% nel 2017. L’Italia non cresceva così dal 2010

 

27 Feb2018

Verso il voto, partiti poco attenti al futuro e
al capitale umano

Intervista a Luigi Paganetto

a

Elezioni Politiche 2018! A pochi giorni dal voto i partiti continuano a
preoccuparsi solo del presente, trascurando il futuro del Paese.


Luigi Paganetto, economista e presidente della Fondazione Economia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, avverte: si compie un errore gravissimo per i giovani, per le donne e per la formazione

Mancano ormai sei giorni alle elezioni ma gli sfidanti continuano a disinteressarsi del futuro. Parola di Luigi Paganetto, professore emerito di Economia politica all’Università “Tor Vergata” di Roma, docente alla Scuola nazionale dell’amministrazione e presidente della Fondazione Tor Vergata Economia, che parlando con Formiche.net nota: “Leggendo i programmi presentati dai vari partiti balza agli occhi come i politici non investano nel futuro ma solo nel presente. Sembra che gli anni a venire sollecitino meno l’attenzione delle élite politiche”, spiega il professore secondo cui si compie invece “un errore gravissimo per i giovani, per le donne, per la formazione. Si continua a investire nel breve periodo ma sempre di più i cittadini si rendono conto che non trovano risposte al loro futuro e tutto questo si ritorcerà contro i politici. Pensiamo ai Neet, il 37% sul totale dei giovani: anche loro votano”. Secondo Paganetto nella classe politica del nostro Paese “deve crescere la consapevolezza che non si può pensare solo a domani mattina e che bisogna investire sul capitale umano. C’è un’esagerazione di promesse elettorali: perché non esageriamo promettendo più impegno sul capitale umano?”, domanda il docente del secondo ateneo romano secondo cui si scarseggia anche nell’interesse per far crescere competenze e innovazione. Il caso Embraco è emblematico: “La formazione professionale è dimenticata da molti anni – rileva – e invece pure in questo settore bisognerebbe far crescere le competenze dei lavoratori per migliorare la qualità dei prodotti ed evitare la fuga delle aziende all’estero”.

A corollario della poca attenzione al futuro e alla crescita delle competenze accade che “venga trattata poco e male la questione dell’education. Ricordo che in Italia il numero dei laureati è estremamente più basso che negli altri Paesi (il 24% a fronte, ad esempio, del 44% in Francia e in Olanda). Lo stesso discorso vale per l’educazione secondaria: in Francia manca il diploma al 22% delle persone, in Italia al 40%. Intanto però si fa un gran parlare di industria 4.0 e di nuove tecnologie”. Per accrescere il numero di laureati, però, la proposta presentata da Liberi e Uguali di esentare dal pagamento delle tasse universitarie “non funziona; viceversa si può sostenere chi fa gli esami con regolarità”. Riguardo al mondo accademico, poi, “occorrerebbe investire sulla qualità in modo da mettere gli atenei in competizione fra di loro e non cercare invece di renderli tutti uguali”.

Guardare poco al futuro si lega inoltre a un problema “gigantesco”, quello della scarsa occupazione femminile. “Si tratta di un’enorme perdita di capitale umano – evidenzia Paganetto -. La percentuale di donne occupate in Italia è molto più bassa rispetto alla media europea: in Germania è al 60%, in Francia al 65%, in Svezia al 78%, in Italia al 47%. Secondo un calcolo fatto qualche tempo fa, portare l’occupazione femminile dal 47% al 60% farebbe aumentare il Pil del 7%”. Il professore genovese non accetta l’obiezione secondo cui non si riesce neppure a far crescere l’occupazione maschile. “Nel mondo dei servizi, per esempio, occorrono competenze e qualità per cui le donne non solo possono mettersi in competizione con gli uomini ma risultano anche più brave. Dunque, la scarsa partecipazione femminile al mondo del lavoro toglie risorse al sistema Paese”. Non c’è dubbio, sostiene, che “ci troviamo di fronte a una situazione di difficoltà oggettiva che nasce da una serie di circostanze, a partire dalla conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi di cura. Voglio citare l’esempio tedesco dove di recente è stata data ai lavoratori la possibilità di scegliere per tre anni il tempo parziale, una forma di flessibilità che indica come – dove c’è maggiore occupazione femminile – il problema della conciliazione riguardi anche gli uomini”.

Il rimedio però “non può essere quello che leggo in alcuni programmi elettorali ovvero il bonus fiscale a favore di chi fa i figli: non è efficace e non ha conseguenze automatiche”. La proposta di Paganetto è un’altra: “Secondo alcune valutazioni l’età prescolare è fondamentale per lo sviluppo del bambino ed è assolutamente decisiva per la capacità di elaborazione del pensiero. Molti Paesi stanno investendo in questo perché si è visto che i bimbi che hanno frequentato l’asilo nido sono avvantaggiati sul piano della formazione rispetto a quelli che non l’hanno fatto”. Investire nel welfare, e in particolare nella costruzione di asili nido, “non solo darebbe un vantaggio sull’imprinting della persona ma consentirebbe di dare una mano alle famiglie oltre che alle donne”. Semmai, aggiunge, “si potrebbe facilitare il loro ingresso nel mondo del lavoro con benefici fiscali”. L’aspetto singolare, nota, è che il tasso di natalità è più basso da noi che in Svezia dove l’occupazione femminile è molto più diffusa”.

Intervista di Manola Piras per Formiche.net

 

16 Apr2018

30 anni Facoltà di Economia – Università di Roma “Tor Vergata”

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La Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” compie trent’anni.

Lunedì 16 aprile 2018, presso l’Aula Magna della Facoltà in Via Columbia 2, si è svolta la giornata inaugurale delle celebrazioni per il trentennale, che proseguiranno fino all’autunno con un ciclo di incontri tematici.

Le celebrazioni del trentennale si sono aperte con la Lectio Magistralis del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco

Trenta anni di storia (1988-2018), vissuti nel segno dell’eccellenza, hanno dato al Paese oltre 15 mila laureati e centinaia di dottori di ricerca che oggi lavorano con incarichi di prestigio in Italia e all’estero. Una istituzione che sin dalle sue origini ha assicurato una intensa e qualificata attività didattica, di ricerca e di scambi scientifici e culturali di alto livello, in ambito nazionale ed internazionale. Come ha dichiarato il Magnifico Rettore di “Tor Vergata”, Giuseppe Novelli all’apertura della cerimonia: “I risultati di questi primi trenta anni dimostrano che siamo nella giusta direzione di marcia. Grazie a una fervida attività scientifica, un intenso programma di lavoro e di sviluppo di linee di attività a carattere interdisciplinare e innovativo che hanno portato a consolidare una solida reputazione in ambito sia nazionale che internazionale, la Facoltà di Economia rappresenta in modo emblematico l’Ateneo di “Tor Vergata”. Una realtà vivace e pulsante che, con una didattica di qualità e una ricerca all’avanguardia, raggiunge ottimi posizionamenti nei principali ranking mondiali, interpreta in modo determinato la sua vocazione internazionale, attrae un numero crescente di studenti da tutta Italia e da ogni continente, forma esperti e professionisti competenti”.

Il Rettore si è congratulato con il Preside Prof. Giovanni Tria per l’iniziativa e con il Prof. Luigi Paganetto, Professore emerito di Economia politica e primo Preside della Facoltà “per la lungimiranza e la tenacia con cui ha portato avanti la ‘visione’ e il ‘progetto’ di questa Facoltà”. Si è poi complimentatocon tutto il personale docente e tecnico-amministrativo-bibliotecario per i risultati finora ottenuti e ha voluto augurare a tutti “nuovi traguardi da raggiungere, con la stessa passione di ieri e di oggi, nel segno di una istituzione fedele al proprio motto: Oggi, l’Ateneo del domani”.
Grazie alla sua intuizione individuale divenuta patrimonio collettivo e alla determinazione nel costruire una Facoltà a misura di studente, il fondatore Luigi Paganetto è stato insignito della medaglia dell’Ateneo. “Quando sono in questo edificio mi sento a casa e questo riconoscimento mi tocca profondamente. Cogliete appieno tutti gli stimoli che questa Facoltà vi offre per la vostra crescita professionale – ha commentato Paganetto rivolto agli studenti, aggiungendo che – tecnologia, innovazione e internazionalizzazione sono i temi decisivi per il futuro. L’università ha il compito di formare il capitale umano capace di vincere il cambiamento”

Leggi l’articolo completo su uniroma2.it

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Programma dell’evento inaugurale
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Lectio Magistralis di Ignazio Visco “Banche e finanza dopo la crisi: lezioni e sfide

Video

 

Pil mensile: Gennaio 2018

marzo 29th, 2018 by Fuet in Economia italiana / PIL mensile

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Il quadro resta favorevole malgrado un gennaio “freddo”

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La produzione industriale è diminuita oltre le aspettative a gennaio, registrando un -1,9% m/m, rispetto al robusto +2,1% m/m a fine 2017. Il calo è dovuto principalmente alla valutazione dei giorni lavorativi durante le festività natalizie, ma l’indice dovrebbe mostrare un rimbalzo in febbraio. Con effetti a partire da quest’ultima release, l’Istat ha rivisto la metodologia di calcolo dell’indice ed è stato adottato il nuovo anno base 2015. La nuova valutazione in serie storica ha condotto ad una revisione al rialzo della variazione annuale dell’indice per il 2016 e il 2017 (rispettivamente da +1,2% a +1,4% a/a e dal +2,5% al +3,1% a/a), il che segnala rischi al rialzo per la stima definitiva della crescita del PIL reale per entrambe le annualità. Secondo le ultime indagini PMI, il settore manifatturiero in Italia ha continuato ad espandersi a ritmo sostenuto durante il mese di febbraio, supportato da ulteriori e significativi aumenti di produzione, ordini e occupazione. Nonostante la moderazione dell’indice Istat sul clima di fiducia delle imprese nel mese di marzo, le indagini rimangono prossime ai loro massimi storici. La nuova stima per il PIL reale mensile prevede un incremento congiunturale dello 0,08% m/m a gennaio, mentre la crescita su base tendenziale è stimata all’1,54% a/a .

Dati e commento

Data and comment


 

13 Apr2018

La Commissione europea e i Comitati Nazionali per la Produttività

Saluti Istituzionali

Antonia Carparelli, Rappresentanza in Italia della Commissione europea

Introduzione

Luigi Paganetto, Fondazione Economia Tor Vergata <br/>

Interventi

Erik Canton, Commissione europea

Gloria Bartoli, Università LUISS “Guido Carli”

Francesca Lotti e Matteo Bugamelli, Banca d’Italia

Giampaolo Galli, LUISS School of European Political Economy, già Camera dei Deputati

Beniamino Quintieri, SACE

Paolo Reboani, Ministero del Lavoro
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Modera

Ernesto Auci, FIRSTonline, già Camera dei Deputati
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Locandina

 

Il Prof. Paganetto nominato Vice Presidente di
Cassa depositi e prestiti

luglio 24th, 2018 by Fuet in Economia europea / Economia italiana

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CDP: l’Assemblea nomina il nuovo consiglio di amministrazione

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L’Assemblea degli azionisti di Cassa depositi e prestiti Spa (CDP) ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione per gli esercizi 2018, 2019 e 2020.

Sono stati nominati amministratori: Massimo Tononi (Presidente), Fabrizio Palermo (designato alla carica di Amministratore Delegato), Luigi Paganetto (designato alla carica di Vice Presidente), Fabrizia Lapecorella, Fabiana Massa Felsani, Valentino Grant, Francesco Floro Flores, Matteo Melley e Alessandra Ruzzu.
L’Assemblea degli azionisti, nel formulare i migliori auguri di buon lavoro ai nuovi amministratori per il loro incarico, ha ringraziato i consiglieri uscenti per i risultati raggiunti.

Roma, 24 luglio 2018

Scarica il comunicato

 

Stato e mercato, no a ritorni al passato. Ecco cosa si è detto alla SNA

settembre 13th, 2018 by Fuet in Activities / Economia / Revitalizing Europe

Il dibattito organizzato alla Scuola dell’Amministrazione con Luigi Paganetto, Andrea Montanino, Massimo Mucchetti, Patrizio Bianchi, Davide Tabarelli, Stefano Firpo e Pasquale Lucio Scandizzo.

Lo Stato padrone, se mai tornerà, non dovrà commettere certi errori.

Lo Stato avanza o arretra, dipende semplicemente dalla fase storica. Negli anni ’90 l’economia italiana improvvisamente si aprì, dando vita alle prime vere grandi privatizzazioni industriali. Dall’allora Telecom, all’Alitalia, lo Stato uscì progressivamente da diverse industrie. Oggi, con il governo gialloverde, sembra essersi avviato un meccanismo inversamente proporzionale: più aumenta la concorrenza più la mano pubblica si fa pesante. Da Mps a, di nuovo, l’Alitalia. Ma alla fine la domanda, o meglio le domande, di fondo sono: è meglio avere come padrone lo Stato o il libero mercato? E se lo Stato è padrone allora automaticamente ci si guadagna in Pil e ricchezza?

Leggi l’articolo completo su Formiche.net

 

Lo Stato nell’economia può funzionare. A patto che…
Parla Paganetto

settembre 16th, 2018 by Fuet in Activities / Economia / Economia italiana

Un ritorno della mano pubblica nell’industria può avere senso e vantaggi. Basta non ripetere gli errori commessi con le concessioni autostradali. Il commento dell’economista.

Immaginare un ritorno dello Stato in alcuni settori chiave dell’economia si può. Anche nel 2018, a oltre 20 anni dalla stagione delle grandi privatizzazioni industriali, che aprirono la strada alla progressiva dismissioni dell’Iri. Basta farlo con accortezza e senza manovre azzardate.

Un argomento ampiamente dibattuto pochi giorni fa nel corso di un convegno organizzato presso la Scuola nazionale dell’Amministrazione, alla quale hanno partecipato numerosi economisti (qui l’articolo con tutti i dettagli). Tra loro, Luigi Paganetto, presidente della Fondazione economia di Tor Vergata.

A Formiche.net Paganetto spiega perché parlare di ritorno dello Stato nell’economia, proprio mentre il governo gialloverde sembra aver imboccato tale strada, può avere un senso. “Il cambiamento che si sta producendo nel mondo è così ampio da non poter fare a menodell’intervento dello Stato attraverso la politica industriale. Stare sulle frontiere tecnologiche significa investire sulle reti, che erano ieri quelle ferroviare ed elettriche realizzate dallo Stato e possono essere oggi quelle delle telecomunicazioni e dei big data”.

Leggi l’articolo completo su Formiche.net

 

Pil mensile: Luglio 2018

settembre 16th, 2018 by Fuet in Economia / Economia italiana / Monthly GDP / PIL mensile

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La crescita rimane debole in luglio

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Si prevede un ulteriore rallentamento della crescita del PIL reale nel mese di luglio a +0,05% m/m e +1,01% a/a, dovuto al calo della produzione industriale (-1,8% m/m) e al peggioramento degli indicatori congiunturali.
La flessione dell’attività manifatturiera ha interessato tutti i settori, compreso quello dei beni strumentali (-2,2% m/m) che rimangono l’unica componente con una crescita tendenziale positiva (+1,1% a/a). Di conseguenza, la variazione acquisita della produzione industriale per il 3T18 risulta negativa (-1,4% t/t).
I dati più recenti, compresi gli indicatori congiunturali relativi al mese di agosto, confermano il perdurare della fase di debolezza dell’attività economica: il clima di fiducia delle imprese e gli ordini dall’estero si riducono, così come le aspettative di produzione. D’altra parte, alcuni segnali positivi provengono dai consumi elettrici e delle immatricolazioni di nuove autovetture.
Nel complesso, tenuto conto del possibile impatto di aggiustamenti legati a fattori di stagionalità, in agosto si attende un rimbalzo dell’attività economica.

Dati e commento

Data and comment

 

Chi è Stato? – “Ma una presenza pubblica nell’economia serve”

di Luigi Paganetto

ottobre 12th, 2018 by Fuet in Economia / Economia italiana / Press & Media

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L’articolo del Prof. Luigi Paganetto per la Rivista Formiche Chi è Stato? “Chi minaccia lo Stato di diritto? (Ottobre 2018)


 

Vi racconto il Nobel all’economia plurale un pensiero (amaro) per l’Italia.

di Maurizio Decastri

ottobre 9th, 2018 by Fuet in Economia / Economia globale

Il commento al premio Nobel per l’economia di Maurizio Decastri, Prorettore dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Ordinario presso la Facoltà di Economia.

È un premio Nobel per l’Economia dedicato alle esternalità, agli effetti che scelte economiche hanno sul “resto del mondo”. E, forse, dedicato alla rilevanza dei temi oggetto di ricerca, oltre che agli autori.

Le esternalità negative di Nordhaus sono quelle prodotte dal cambiamento climatico sull’economia. Le esternalità positive di Romer riguardano gli effetti dell’innovazione sull’economia. Oltre alla differenza “algebrica”, cambia in modo significativo il perimetro di efficacia: le esternalità negative sono “plurali”, si possono combattere solo insieme, con politiche e regole omogenee e valide su tutto il globo. Le esternalità positive possono invece essere “singolari”, ossia possono essere prodotti da una comunità isolata e divenire un fattore competitivo.

Leggi l’articolo completo su Formiche.net

 

19 Oct2018

Mezzogiorno d’Italia: Ultima spiaggia

Il 19 e 20 ottobre 2018 a Capri si è tenuto il Forum “Mezzogiorno d’Italia: Ultima spiaggia“, organizzato dall’Associazione EUR.A.PRO.MEZ. con la collaborazione della Fondazione Economia Tor Vergata e il coordinamento scientifico del Prof. Luigi Paganetto.

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Guarda il magazine multimediale con le interviste ai relatori del Forum.

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undefinedProgramma

 

Pil mensile: Agosto 2018

ottobre 11th, 2018 by Fuet in Economia / Economia italiana / Monthly GDP / PIL mensile

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La crescita rimane modesta nonostante il recupero della produzione industriale ad agosto

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La produzione industriale aumenta ad agosto dell’1,7% m/m, risultando sensibilmente al di sopra delle aspettative di consenso e annullando il calo dell’1,6% m/m registrato a luglio (dato rivisto al rialzo dall’1,8% m/m della precedente stima). L’espansione è stata diffusa a tutti i settori, con i beni strumentali che registrano il rimbalzo più forte al +3,6% m/m. Nonostante il peggioramento delle indagini conguinturali (il PMI manifatturiero rasenta il limite della contrazione tra agosto e settembre), si stima che la crescita del PIL rimanga su un tasso di espansione moderata intorno allo 0,2% su base trimestrale nel 3T e nel 4T dell’anno. In linea con tale previsione, la stima aggiornata della crescita mensile del PIL reale indica un’espansione dello 0,07% m/m ad agosto (+1,0% a/a).

Dati e commento

Data and comment

 

Pil mensile: Settembre 2018

novembre 19th, 2018 by Fuet in Economia / Economia italiana / Monthly GDP / PIL mensile

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Il ritmo di crescita resta debole

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In base alla stima preliminare rilasciata dall’ISTAT, il PIL reale ha registrato una crescita piatta nel 3T18 a causa del contributo nullo sia della domanda interna che della componente estera netta. Tale informazione, unitamente al peggioramento degli indicatori hard e soft, porta a rivedere al ribasso le aspettative di crescita.Si stima che il PIL reale resti sostanzialmente invariato a settembre (+0,04% m/m), con una crescita tendenziale dello 0,74% a/a.La produzione industriale è diminuita dello 0,2% m/m a settembre, dopo l’incremento dell’1,7% m/m registrato in agosto, sebbene la crescita su base tendenziale sia tornata ad essere positiva (+1,4% a/a).Le indagini congiunturali sembrano segnalare che la debolezza del ciclo economico possa essersi estesa anche al 4T. Secondo la lettura definitiva di ottobre, il composite PMI è diminuito portandosi al di sotto della soglia di espansione (49.3) per la prima volta dal dicembre 2014 e l’indagine sul clima di fiducia delle imprese manifatturiere e quella sulle aspettative di produzione sono risultate in peggioramento.

Dati e commento

Data and comment

 

Manovra e innovazione. Vi spiego come trasformare l’Italia in una Smart Nation

di Luigi Paganetto

novembre 25th, 2018 by Fuet in Economia italiana / Revitalizing Europe

Si tratta di un programma di medio periodo che dovrebbe impegnare le forze politiche per un’intera legislatura. Ne saranno capaci? L’analisi di Luigi Paganetto, presidente Fondazione Economia e Coordinatore Gruppo dei 20 – Revitalizing Anaemic Europe, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

La Nota di aggiornamento al Def (NaDef) dà priorità e centralità al rilancio degli investimenti: “Il rilancio degli investimenti è una componente importante della politica economica del governo e uno strumento essenziale per perseguire obiettivi di sviluppo economico sostenibile”. Si sa che il rilancio degli investimenti è frenato non solo da vincoli di bilancio, ma anche da una serie di fattori di natura legale, burocratica e organizzativa che si sono accumulati nel corso degli anni. Al di là della questione degli investimenti, quel che conta è che la NaDef ritiene di vitale importanza per il Paese investire sull’innovazione e sulla tecnologia, per recuperare un gap consistente sul digitale, sull’offerta di servizi, sulla penetrazione della banda larga, seppure con differenze territoriali e sulle competenze digitali.

In quest’ottica il governo intende promuovere una strategia nazionale per realizzare le sinergie che sono necessarie per creare valore nei settori della Ricerca e Sviluppo, della formazione di capitale umano e delle infrastrutture. Non solo. Ma il settore pubblico intende avere un ruolo trainante e trasformare il nostro Paese in una “smart nation”. È una scelta importante perché vi è una stretta relazione tra la velocità della ripresa e il desiderio e la capacità di innovare. La sua proxy è la dinamica del Tfp. Non va mai dimenticato che il Tfp, in Italia, ha un andamento piatto dalla fine degli anni ‘90. Ma come realizzare in concreto la scelta per l’innovazione?

Leggi l’articolo completo su Formiche.net

Si tratta di un programma di medio periodo che dovrebbe impegnare le forze politiche per un’intera legislatura. Ne saranno capaci? L’analisi di Luigi Paganetto, presidente Fondazione Economia e Coordinatore Gruppo dei 20 – Revitalizing Anaemic Europe, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”
 

Usiamo tutto il deficit pubblico per finanziare gli investimenti

Intervista a Luigi Paganetto

novembre 28th, 2018 by Fuet in Economia / Economia italiana / Press & Media

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Leggi l’intervista completa

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Paganetto: «CDP si liberi della logica di sportello. Merita un ruolo guida nello sviluppo»

dicembre 3rd, 2018 by Fuet in Activities / Economia / Economia italiana

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Leggi l’intervista completa

 

18 Dec2018

La sfida della riforma dell’eurozona e le proposte franco-tedesche

18 dicembre 2018

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Martedì 18 dicembre presso l’Aula Magna della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, nell’ambito del Diploma in Management pubblico e politiche economiche europee, si è tenuto un nuovo incontro del “Gruppo dei 20″ su:

La sfida della riforma dell’eurozona e le proposte franco-tedesche

Ad aprire i lavori Luigi Paganetto, Presidente FUET e coordinatore del Gruppo dei 20, che ha presentato una relazione generale su “La sfida della riforma dell’euro, i beni pubblici e le proposte franco-tedesche“, a cui sono seguiti gli interventi di Giandomenico Magliano, MAECI e già Ambasciatore d’Italia in Francia; Rainer Stefano Masera, Università degli Studi Guglielmo Marconi; Roberto Adam, Scuola Nazionale dell’Amministrazione; Maurizio Melani, Link Campus University; Luigi Bonatti, Università di Trento, Digital University; Giuseppe Buccino Grimaldi, Direttore Generale per l’Unione Europea, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

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Temi discussi nel corso della conferenza


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La sfida della riforma dell’euro, i beni pubblici e le proposte franco-tedesche
Luigi Paganetto – Presidente Fondazione Economia Tor Vergata e Docente SNA

undefined EMU: political, institutional, monetary and economic issues.
An Italian perspective

Rainer Stefano Masera – Università degli Studi Guglielmo Marconi

undefined Le proposte franco-tedesche e la gestione dei rischi all’interno dell’Eurozona
Luigi Bonatti - Università degli Studi di Trento

undefined L’esigenza di una riforma della governance dell’Eurozona e degli strumenti di intervento
Maurizio Melani - Link Campus University


 

Pil mensile: Ottobre 2018

dicembre 16th, 2018 by Fuet in Economia / Economia italiana / Monthly GDP / PIL mensile

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Lieve incremento dell’attività economica ad ottobre

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Si stima che la crescita economica sia lievemente aumentata ad ottobre allo 0.06% m/m (dallo 0,01% della stima rivista per il mese di settembre) portando ad un’espansione su base tendenziale dello 0,5%.I più recenti indicatori economici indicano un modesto miglioramento dell’attività economica per il mese di ottobre. La produzione industriale è cresciuta dello 0,1% m/m, contrariamente alle attese di una contrazione congiunturale, dopo la diminuzione dello 0,1% registrata in settembre (dato rivisto in miglioramento dall’iniziale -0,2%). La modesta espansione è risultata diffusa a tutti i settori industriali, con la sola eccezione di quello dell’energia che ha subito un’ampia contrazione.Il clima di fiducia delle imprese rimane tuttavia debole. La lettura finale dell’indice PMI composito per il mese di novembre si conferma al di sotto della soglia di espansione a 49,3 (come in ottobre), in linea con aspettative per una crescita modesta nel 4T.

Dati e commento

Data and comment

 

Pil mensile: Novembre 2018

gennaio 15th, 2019 by Fuet in Economia / Economia italiana / Monthly GDP / PIL mensile

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Rischi di una seconda flessione congiunturale consecutiva del
PIL nel 4° Trimestre

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Gli indicatori economici segnalano rischi di una seconda flessione congiunturale consecutiva del PIL nel 4T a causa di un risultato di produzione industriale molto al di sotto delle attese a novembre e di un generalizzato peggioramento del clima di fiducia delle imprese.
La stima rivista del PIL reale mensile si riduce allo 0,03% m/m a novembre, implicando un’espansione su base tendenziale non superiore allo 0,4% a/a. La produzione industriale si è contratta inaspettatamente dell’1,6% m/m a novembre, dopo due mesi di lieve flessione (-0,1% m/m). Il dettaglio per componenti mostra una debolezza diffusa, con la sola eccezione della produzione di energia: i beni intermedi hanno registrato la riduzione più marcata (-2,4% m/m) seguiti dai beni di investimento (-1,7% m/m), dai beni di consumo durevoli (-1,5% m/m) e non durevoli (-0,7% m/m) mentre l’energia è cresciuta dell’1,0% m/m.
Le indagini sulla fiducia delle imprese indicano un’attività economica stagnante anche a dicembre: il PMI composito riflette la debolezza della produzione del manifatturiero, restando sostenuto soltanto da un modesto recupero dei servizi (+0,2 punti a 50,5) tornati al di sopra della soglia di espansione da novembre
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Dati e commento

Data and comment

 

28 Jan2019

Brexit – no deal?

28 gennaio 2019

Lunedì 28 gennaio presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, nell’ambito del progetto permanente Revitalizing Anaemic Europe, si è tenuto un nuovo incontro del “Gruppo dei 20″ su:

“Brexit – no deal?”

Ad aprire i lavori è stato il nostro Presidente Luigi Paganetto, Coordinatore del Gruppo che ha fatto una relazione introduttiva sul tema, a cui sono seguiti gli interventi di Ken O’Flaherty, Vice-Ambasciatore del Regno Unito in Italia; Pierluigi D’Elia, Presidenza del Consiglio dei Ministri; Andrea Montanino, Confindustria; Paolo Guerrieri, Sapienza Università di Roma; Ferdinando Nelli Feroci, IAI e Giandomenico Magliano, già Ambasciatore d’Italia in Francia.

Programma

Temi discussi nel corso dell’incontro

undefined Brexit-no deal: quali implicazioni?
Luigi Paganetto – Presidente Fondazione Economia Tor Vergata e Docente SNA

undefined Brexit: quali le possibilità ancora sul tavolo?
Andrea Montanino – Direttore Centro Studi Confindustria

 

L’Italia in Europa
Idee per uno sviluppo sostenibile

marzo 1st, 2019 by Fuet in Books / Economia / Economia italiana


Eurilink

Dicembre 2018
pp. 490
Collana: Campus Conference Proceedings — 58

ISBN: 978–88-85622–39-5

collana: Istituzioni

ISBN: 978–88-85622–24-1

AA. VV., a cura di Luigi Paganetto

Il libro raccoglie i saggi presentati dai componenti del “Gruppo dei 20 — Revitalizing Anaemic Europe”, ispirati al tema della sostenibilità dello sviluppo in Italia ed Europa.

Il volume si apre con la questione delle politiche sociali, particolarmente rilevante in un’Europa che voglia guardare alla sostenibilità dello sviluppo e, in particolare, a sanità, pensioni e welfare. L’idea è che l’Europa nata attorno al pilastro della politica della concorrenza e del mercato unico ha bisogno di guardare alle politiche sociali che, per il momento, sono a competenza quasi esclusiva degli Stati membri della UE. La seconda parte è dedicata alla governance europea e, in particolare, alla sostenibilità delle differenze dello sviluppo che si sono via via accentuate all’interno dell’Unione europea. L’attenzione è rivolta, soprattutto, alle politiche di coesione e alla loro capacità di attenuare le loro differenze. La terza parte è dedicata alle politiche fiscali e al problema dei deficit pubblici, insieme alla sostenibilità del debito. La quarta parte, infine, è rivolta alla politica degli investimenti e al ruolo del territorio e dell’innovazione che, in un mondo caratterizzato da profondi cambiamenti tecnologici e commerciali, sono decisivi per un’Europa che voglia realizzare uno sviluppo sostenibile.
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Autori:
Maria Ludovica Agrò, Mauro Aliano, Mauro Annunziato, Michele Bagella, Gloria Bartoli, Rocco Cangelosi, Lorenzo Codogno, Tullio Fanelli, Giampaolo Galli, Franco Gallo, Adriano Giannola, Paolo Guerrieri, Marco Leonardi, Martino Lo Cascio, Mauro Marè, Maurizio Melani, Marcello Minenna, Luigi Paganetto, Ivana Paniccia, Giuseppe Pennisi, Carmelo Petraglia, Giovanni Piersanti, Maria Prezioso, Edoardo Reviglio, Giuseppe Roma, Nicola Rossi, Dominick Salvatore, Pasquale Lucio Scandizzo, Federico Spandonaro, Giovanni Tria, Carlo Trigilia, Andrea Urbani.

 

Pil mensile: Dicembre 2018

febbraio 15th, 2019 by Fuet in Economia italiana / Monthly GDP / PIL mensile

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Si conferma la contrazione dell’attività economica nella
seconda metà del 2018

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Il PIL reale è diminuito dello 0,2% t/t nel 4T 2018 dopo essersi ridotto dello 0,1% t/t nel 3T, entrando di conseguenza in una fase di “recessione tecnica”. Sulla base delle indicazioni fornite dall’Istat, il risultato congiunturale è frutto del contributo negativo della domanda interna (al lordo delle scorte) che ha annullato quello positivo offerto dalle esportazioni nette. La stima aggiornata del PIL reale mensile rispecchia il risultato negativo del 4T 2018 e la debolezza degli ultimi indicatori congiunturali, indicando una flessione dello 0,04% m/m a dicembre (-0,09% a/a). A dicembre la produzione industriale (escluse le costruzioni) si è contratta ulteriormente dello 0,8% m/m, al di sotto delle aspettative, dopo una diminuzione dell’1,7% m/m a novembre. Nell’ambito dei principali raggruppamenti industriali, i risultati sono stati differenziati: i beni di consumo non durevoli hanno registrato il crollo maggiore (-3,3% m/m) seguiti dall’energia (-1,5% m/m) e dai beni di consumo durevoli (-0,8% m/m), mentre i beni intermedi sono cresciuti marginalmente dello 0,1% m/m e quelli di investimento sono rimasti invariati.Tutto ciò, unitamente all’ulteriore peggioramento del clima di fiducia delle imprese nel mese di gennaio (entrambi gli indici PMI del manifatturiero e dei servizi si attestano al di sotto della soglia di espansione), suggerisce che sia improbabile un’espansione dell’attività economica nel 1T 2019.

Dati e commento

Data and comment

 

27 Feb2019

Europa e Global Governance

27 febbraio 2019

Il 27 febbraio scorso presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione si è tenuto un nuovo incontro del “Gruppo dei 20″ su:

Europa e Global Governance

nel corso del quale è stato presentato il volume “Reforming global economic governance” scritto da Carlo Monticelli, Council of Europe Development Bank. L’introduzione è stata affidata, come sempre, al nostro Presidente Luigi Paganetto, a cui sono seguiti gli interventi di Paolo Guerrieri, Sapienza Università di Roma e Maurizio Melani, Link Campus University e il commento di Gloria Bartoli, Università LUISS.

Programma

Temi discussi nel corso dell’incontro

undefined Europe and global governance
Carlo Monticelli, Council of Europe Development Bank

undefined UE and global governance
Maurizio Melani, Link Campus University

undefined Global governance. An unsettled order
Gloria Bartoli, Università LUISS

 

Pil mensile: Gennaio – Febbraio 2019

marzo 15th, 2019 by Fuet in Economia / Economia italiana / PIL mensile

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Un inizio di anno ancora debole

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Gli ultimi indicatori economici favoriscono una revisione in miglioramento delle stime di breve periodo. La dinamica dell’attività economica dovrebbe risultare meno debole di quanto precedentemente prospettato, con il PIL reale mensile a -0,01% m/m a febbraio (-0,23% a/a). In base alla stima finale dell’Istat per il 4T2018, la variazione del PIL reale è stata rivista al rialzo di 0,1pp a -0,1% t/t. La contrazione è stata principalmente dovuta alle scorte, mentre la domanda interna netta è tornata a sostenere la crescita dopo il contributo negativo nel 3T18 (i consumi privati sono cresciuti dello 0,1% t/t e gli investimenti si sono espansi dello 0,3% t/t dopo essersi contratti dell’1,3% t/t nel 3T). Le esportazioni nette hanno fornito un contributo positivo alla crescita (0,2pp). La produzione industriale ha registrato un robusto aumento dell’1,7% m/m a gennaio, sensibilmente superiore alle aspettative, dopo la flessione dello 0,7% m/m di dicembre. L’espansione è stata sostenuta dalla rispresa della produzione manifatturiera (+1,2% m/m) e da una robusta produzione di energia (+7,2% m/m). A febbraio, si prevede un nuovo calo dell’attività industriale, a causa della contrazione del settore energetico. Tuttavia, gli indicatori soft offrono segnali positivi: il PMI manifatturiero si è stabilizzato, segnalando un milgioramento dei nuovi ordini, mentre il PMI dei servizi è tornato in territorio espansivo a 50,4 punti.

Dati e commento

Data and comment

 

Non solo Cina, l’Italia sia un hub plurale per l’attrazione degli investimenti. Parola di Paganetto

Formiche.net

marzo 20th, 2019 by Fuet in Economia / Economia globale

Gli investimenti esteri aiutano a far crescere economie come la nostra, ma sarebbe sbagliato privilegiare un solo attore, bisogna necessariamente allargare il campo. Conversazione con Luigi Paganetto, professore emerito dell’Università Tor Vergata e vice presidente di Cassa Depositi e Prestiti.

“La Cina è una grande scommessa e il memorandum che si firmerà a giorni è positivo ma a condizione che poi riusciamo ad attrarre investimenti da altre grandi economie. L’Italia è un topolino, in questo senso, e non deve farsi fagocitare ma puntare sempre su innovazione e crescita, altrimenti non ne usciamo”. A parlare è Luigi Paganetto, professore emerito dell’Università Tor Vergata e vice presidente di Cassa Depositi e Prestiti. “L’importante – dice a Formiche.net – è avere una pluralità di paesi investitori, sarebbe un errore quello di schiacciarci solo sulla Cina. Sono favorevole in questo mondo globalizzato all’attrazione degli investimenti esteri che aiutano a far crescere economie come la nostra, ma sarebbe sbagliato privilegiare un solo attore, bisogna necessariamente allargare il campo”.

La critica maggiore rivolta al governo è di aver sbagliato a cercare di negoziare da soli la Cina, forse era meglio un accordo a livello europeo…

L’Unione Europea è senz’altro fondamentale ma abbiamo bisogno che sia presente nella global governance internazionale come un attore unico, questo ancora non c’è perché gli stati membri tendono ciascuno a tirare, diciamo così, l’acqua al proprio mulino. Serve una voce unica dei 28 paesi nei consessi internazionali solo così si riesce a negoziare con potenze come la Cina o gli Stati Uniti che, non a caso, sulle tematiche commerciali si muovo all’unisono. Questo conta molto quando si vuole dettare l’agenda, ad esempio.

Leggi l’articolo completo

 

9 Apr2019

L’Italia in Europa. Idee per uno sviluppo sostenibile

Martedì 9 aprile presso l’Istituto della Enciclopedia italiana (Sala Igea), si è tenuta la presentazione del volume “L’Italia in Europa. Idee per uno sviluppo sostenibile“, edito da Eurilink.

Ad aprire i lavori sono stati Franco Gallo, Presidente dell’Istituto Treccani e Luigi Paganetto, Presidente della nostra Fondazione. Al dibattito hanno preso parte Innocenzo Cipolletta, Presidente Assonime; Claudio De Vincenti, Professore Spaienza Università di Roma; Andrea Montanino, Capo Economista Confindustria; Beniamino Quintieri, Presidente SACE, Valeria Termini, Professore Università Roma Tre.

Video dell’incontro

Programma

Scheda del volume

 

29 Mar2019

Rivitalizzare un’Europa Anemica

Lectio Magistralis di Luigi Paganetto

Venerdì 29 Marzo, il Prof. Luigi Paganetto, ospite della Fondazione Collegio Europeo di Parma e dell’Unione Parmense degli industriali ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “Rivitalizzare un’Europa Anemica”. Considerazioni sulle possibili soluzioni tese ad infondere nuova energia al progetto europeo per affrontare le sfide future.

undefined Presentazione Prof. Paganetto

undefined Intervista TG Parma

undefined Articolo Gazzetta di Parma

 

31 Mar2019

Rai News – Sabato e Domenica 24

Il Presidente Paganetto è stato ospite di “Sabato e Domenica 24″ trasmissione di approfondimento di Rai News 24, condotta da Enrica Agostini, in cui si sviluppano tematiche di attualità sociale, politica, economica e culturale. Numerosi i temi al centro dell’intervista: dai dati sull’economia, la questione delle banche, le politiche di investimenti per la crescita, le strategie di sostenibilità e sviluppo, fino ai rapporti con l’Europa in vista delle prossime elezioni di maggio.

Guarda il video

 

Pil mensile: Marzo 2019

aprile 19th, 2019 by Fuet in Economia italiana / PIL mensile

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Il PIL esce dalla recessione tecnica nel 1T 2019

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I dati economici dei mesi di gennaio e febbraio sono risultati in ripresa rispetto al 4T2018, ma le prospettive economiche restano modeste considerati i soft indicator, ancora deboli. Secondo la stima aggiornata, il PIL reale mensile è atteso sostanzialmente invariato a marzo (0,0% m/m).  Unitamente agli ultimi e incoraggianti risultati dei PMI, l’attività economica si può considerare fuori dalla recessione tecnica nel 1T 2019.
La produzione industriale ha sorpreso al rialzo per il secondo mese consecutivo a febbraio, crescendo dello 0,8% m/m, dopo essere aumentata dell’1,9% a gennaio (dato rivisto al rialzo di 0,2pp), spiazzando le aspettative. Il maggiore contributo è stato offerto dall’attività manifatturiera, che è cresciuta dell’1,3% m/m dopo essere aumentata dell’1,4% m/m a gennaio. Per quanto riguarda i principali raggruppamenti industriali, i risultati sono stati misti, con i beni di consumo non durevoli e i beni di investimento che hanno registrato l’espansione maggiore (rispettivamente del 3,9% m/m e dell’1,1% m/m) e i beni di consumo intermedi lievemente positivi (0,2% m/m). La componente dell’energia e i beni di consumo durevoli sono invece diminuiti rispettivamente del 2,4% m/m e dello 0,1% m/m.

Dati e commento

Data and comment

 

Paganetto: “Riqualificare il lavoro per un nuovo welfare state”

La Stampa

aprile 23rd, 2019 by Fuet in Economia / Economia italiana / Press & Media

Leggi l’articolo completo

 

“Dodici consigli all’Europa”
Il libro della Fondazione Economia Tor Vergata

Financial Community Hub

aprile 15th, 2019 by Fuet in Economia / Economia europea

Paola Pilati, Direttore FCHub

Un’Europa troppo concentrata sui temi economici e poco attenta alle paure crescenti dei suoi cittadini. Un’Europa che deve fare i conti con l’euroscetticismo montante, proprio mentre le sfide, al suo interno e al suo esterno, si fanno più cruciali. Un’Europa che non riesce a fare passi avanti per una maggiore coesione, per una messa in comune di una serie di funzioni e ambiti decisionali, e si perde in estenuanti trattative intergovernative invece di ragionare su un piano sovranazionale. L’elenco dei difetti dell’istituzione politica di cui stiamo per rinnovare il governo sarebbe lungo. Ma essendo uno dei luoghi più floridi e pacifici del pianeta, conviene anche riflettere su come preservarlo e come disseminarlo di buone pratiche, oltre che di buone intenzioni.

Ha il merito di dettare buone pratiche, dodici per l’esattezza, il libro curato da Luigi Paganetto “L’Italia in Europa. Idee per uno sviluppo sostenibile”. Prodotto dalla Fondazione Economia Tor Vergata, è una specie di canto corale di un gruppo di esperti, accademici e non, per suggerire soluzioni di policy in tutti i campi, dai conti pubblici all’ambiente, dal welfare al recupero delle aree depresse. L’obiettivo, per dirla con le parole dell’economista Innocenzo Cipolletta, è quello di chiedere all’Europa “non il possibile, ma il desiderabile”: alzare l’asticella, pensare in grande, puntare agli Stati Uniti d’Europa…  continua a leggere

 

VM 2019 Sintesi

luglio 31st, 2019 by Fuet in Economia / Economia globale / Villa Mondragone proceedings

XXXI Villa Mondragone International Economic Seminar

Capitalism, global change and sustainable development. The future of globalization
June, 25th – 27th, 2019

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Slower world growth with multilateralism and globalization in reverse
Chairman Dominick Salvatore, Fordham University

Il WTO è un importante sistema di cooperazione economica globale nella storia, ma vi sono state significative incomprensioni sulle nuove regole commerciali e sul ruolo nella governance del commercio globale oltre che sugli accordi. Ma i cambiamenti delle politiche commerciali non sono l’unico fattore che influenza la crescita commerciale. Affinché, dunque, il commercio possa continuare a svolgere un ruolo importante nello stimolare la crescita economica e la convergenza, è necessario riconoscere che gli impatti dei negoziati multilaterali non sono, probabilmente, i fattori più importanti che indirizzano tale crescita.
La crescita del commercio internazionale è molto debole e ancora non ci sono segnali di miglioramento e la crescita della catene globali del valore è rallentata dagli effetti della crisi finanziaria. La Cina ha un ruolo maggiormente centrale nel commercio internazionale e gli shock verranno trasmessi più velocemente rispetto al passato. Il sistema commerciale multilaterale ha urgente bisogno di riforme, anche per affrontare le conseguenze delle disuguaglianze regionali.
L’intensità degli scambi ha rallentato gradualmente dal picco degli anni ’90, ma negli ultimi anni il processo si è intensificato e l’attuale calo è particolarmente pronunciato (in particolare, a causa del forte aumento del protezionismo e dell’incertezza delle politiche). Tale tendenza preoccupa per il ruolo chiave che il commercio ha nella diffusione dell’innovazione, nell’incremento della produttività e nella promozione della crescita economica. Le attuali tensioni porteranno anche ad un deterioramento delle condizioni per le catene di produzione globali. Inoltre, la deregolamentazione commerciale potrebbe comportare danni duraturi al sistema commerciale globale e, pertanto, l’UE si sta impegnando per ridurre le barriere commerciali e accrescere la propria rete di accordi, sostenendo e modernizzando il commercio regolato.


Free trade, protectionism and global integration
Chairman Nicola Acocella, Sapienza Università di Roma

La globalizzazione non è un fenomeno recente. Nella storia si sono susseguite fasi di apertura e chiusura dei mercati internazionali. Attualmente stiamo vivendo una fase di grande restrizione al commercio estero. I motivi di questa fase negativa sono numerosi. Ad esempio, anche se la globalizzazione ha favorito la crescita economica, soprattutto nei paesi meno sviluppati soprattutto nel mercato del lavoro, questa è stata spesso accompagnata da un aumento della disuguaglianza e da altre problematiche, specie nel mercato del lavoro. Inoltre, si è trattato di una globalizzazione che solo apparentemente ha beneficato i consumatori, perché ha creato in molti casi dei mercati oligopolistici di big player con prezzi non concorrenziali.
Le istituzioni internazionali che dovevano accompagnare questo processo spesso non hanno funzionato (perché troppo soggette all’influenza degli USA, perché si sono trovate ad operare in un contesto di eccessivo liberismo e perché le clausole di salvaguardia non hanno funzionato come previsto). Tutto questo ha portato a rimettere in discussione la globalizzazione così come la conosciamo, anche perché gli effetti più dirompenti hanno contribuito a determinare la crisi del 2008. È stata messa in discussione perché ha favorito una corsa al dumping sociale, fiscale e ambientale. Per funzionare bene servirebbe un coordinamento rafforzato a livello globale (un’istituzione internazionale con ampi poteri) che si scontra però con populismi e nazionalismi. A questo si somma il ribilanciamento in atto nei rapporti di forza tra le grandi economie e il nuovo ruolo che stanno assumendo la Cina, l’India e altre realtà come i BRICS. Tutto questo fa nascere un trilemma (come evidenziato da Rodrik): democrazia, sovranità nazionale ed integrazione economica globale. È possibile garantire solo due aspetti su tre. Tutto questo in una fase storica in cui emergono populismi (che bloccano la nascita di istituzioni internazionali adeguata a gestire problemi globali) e protezionismi (che bloccano l’integrazione economica). Il processo di globalizzazione dovrebbe poi essere calibrato per adattarsi alle realtà dei vari paesi.

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Immigration, Africa and international cooperation for sustainable development
Chairman Furio Camillo Rosati, Ceis- Università di Roma “Tor Vergata”

I flussi migratori verso la UE sono al centro dell’attenzione pubblica e stanno creando non poche tensioni sociali. L’immigrazione è un fenomeno di lungo termine (perché i motivi che spingono le persone a muoversi sono strutturali, tra i quali troviamo il cambiamento climatico). Per la sua portata, l’immigrazione sta minando l’integrità della UE e i suoi principi di solidarietà. Tuttavia si pone anche come un’opportunità (in termini di crescita economica, sviluppo e sostenibilità dei sistemi sociali e previdenziali). Proprio perché è un fattore di lungo termine, le strategie per la sua gestione devono essere di lungo termine (senza rinunciare a risultati di breve termine per evitare l’acuirsi delle tensioni sociali). In primo luogo devono essere coinvolti i paesi di provenienza, anche per generare effetti positivi in questi e creare uno schema win-win. In questo modo è più facile evitare flussi migratori irregolari, che poi sono quelli che generano più problemi. È nei paesi di provenienza che devono essere condotte le politiche attive, la UE è solo il punto di approdo. In secondo luogo vanno considerati i motivi per cui si parte e le caratteristiche di chi parte, ovvero i punti chiave del Migration Compact. I paesi di origine devono attuare politiche per il lavoro, l’educazione e la formazione, per rendere edotti i migranti su cosa li attende nei paesi di destinazione, per l’incentivo a ritornare (circular and return migration) e per la tutela dei familiari che restano. In questo modo le persone che partono lo potranno fare sulla base di una scelta libera e consapevole e saranno preparati ad integrarsi nel paese di destinazione.
L’Africa ha la possibilità di svilupparsi molto più rapidamente di altre aree del mondo e alcuni paesi lo stanno facendo, l’allentarsi dei conflitti interni nei paesi subsahariani sta consentendo la creazione e lo sviluppo di attività di business. Però, i trend socio economici dell’intera area non sono molto promettenti e spingono i flussi migratori, in particolare verso l’Europa e il cambiamento climatico potrebbe rendere la sfida maggiormente complessa.

Financing sustainable development transformation
Chairman Pasquale Scaramozzino, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

I paesi asiatici hanno rallentato il tasso di crescita economica. Il tasso, pur rimanendo sostenuto, è tuttavia sceso dal 5,9% del 2018 al 5,6% previsto per il 2020. Altri indicatori macroeconomici, come l’inflazione e il tasso di cambio, rimangono buoni. I paesi dell’area hanno risentito molto delle tensioni commerciali. Sono, infatti, paesi votati all’esportazione. Agli effetti negativi derivanti da queste tensioni sui mercati internazionali, si aggiunge l’andamento della Cina (paese di riferimento per tutta l’Asia) non più stabile come una volta. Non risultano invece effetti significativi dalla recente crisi delle valute di alcuni paesi (in primis Argentina e Turchia). I mercati valutari dei paesi asiatici non sembrano averne risentito per la buona gestione della politica monetaria messa in atto e per la buona resilienza di questi sistemi economici. È difficile prevedere lo sviluppo dell’area per il permanere delle tensioni commerciali, per gli effetti incerti che possono avere le riforme che sta portando la Cina, per una possibile hard Brexit e per i rialzi dei tassi di interesse attesi negli USA e nella UE. La storia recente ha anche evidenziato come questa area è soggetta a probabili shock legati a disastri naturali, come accaduto nel corso degli ultimi. Questa consapevolezza dovrebbe spingere verso una migliore gestione (in termini di copertura e prevenzione) dei rischi.
Nella transizione energetica, bisogna incentivare i paesi dell’Asia verso una convergenza più rapida del processo di decarbonizzazione. L’Italia ha un ruolo potenzialmente incisivo nel promuovere tale sviluppo, anche attraverso gli strumenti di Cassa depositi e prestiti.
Bisogna comprendere al meglio come vogliamo sia tale sviluppo sostenibile e, quindi, come è necessario investire per ottenere gli obiettivi che ci si prefigge, considerando tutti i rischi sottostanti e che molti obiettivi sono intangible goal.

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G20, Europe and global governance
Chairman Giandomenico Magliano, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

La crisi finanziaria del 2008 è stata il fattore ultimo (ma non la causa determinate) per l’avvio della crisi dell’architettura del sistema economico e finanziario globale. A differenza di Bretton Woods, nella fase successiva non è nato un nuovo regime, anche se solo con il consenso dei paesi più importanti. Alla base della crisi della governance economica globale ci sono varie cause, tra queste c’è un ribilanciamento dei poteri fra le vecchie economie e quelle emergenti, elemento che ha, tra l’altro, messo in discussione il modus operandi del G7 (cui oggi si associa il G20), la gestione delle istituzioni finanziarie e gli accordi finanziari regionali. La riforma della governance economica globale richiede una più approfondita conoscenza delle cause della crisi e una specifica analisi del rinato nazionalismo e l’avvio delle guerre commerciali. Del vecchio sistema rimane il ruolo del dollaro, gli standard internazionali nella regolamentazione finanziaria e l’approccio ortodosso nelle politiche macroeconomiche. Mentre le novità sono il ridimensionato ruolo degli USA, del G7 e del FMI. Il G20 non è stato in grado di sostituire il G7 e svolgere il suo compito e questo ha portato alla nascita di altri organismi (BRICS) e di accordi regionali. Nell’insieme sono elementi che quantomeno creano frammentazione e impossibilità di creare un ordine unico (che non si concilia con il termine globale). Gli elementi da considerare per la riforma sono la frammentazione, l’interconnessione tra le economie (es. integrazione finanziaria globale), purposeful experimentation e la crescita inclusiva. Le sfide odierne non sono insormontabili e tra gli strumenti sui cui puntare c’è il multi-polar currency system.

Globalization at a crossroads: Headed for a reversal or a correction
Chairman Domenico Fanizza, Fondo Monetario Internazionale

L’aumento delle tariffe, nel medio termine, porta ad un calo economicamente e statisticamente significativo del prodotto interno e della produttività. Aumentano anche disoccupazione e disuguaglianza e si apprezza il tasso di cambio reale, mentre sono limitati gli effetti sulla bilancia commerciale. Inoltre, in fase economica espansiva, gli effetti su output e produttività sono amplificati.
Negli ultimi due decenni, commercio e produzione mondiali sono state sempre maggiormente organizzate in funzione delle catene globali del valore e i paesi possono beneficiarne attraverso una molteplicità di canali. Il commercio relativo alle catene globali del valore, piuttosto che il commercio convenzionale, ha un impatto positivo su reddito pro capite e produttività, anche se i riscontri sono eterogenei e i miglioramenti appaiono più significativi per i paesi e medio e alto reddito. Ciò avviene anche quando si considerano settori a più elevato livello tecnologico, ma il risultato non è universale e, pertanto, ci sono altri fattori che contano. Le istituzioni hanno un ruolo determinante nello sviluppo di un paese all’interno delle catene globali del valore, sia per l’adempimento dei contratti che per la qualità delle infrastrutture.
Data la presenza di ampi e crescenti saldi commerciali bilaterali, gli ostacoli asimmetrici agli scambi potrebbero distorcere il sistema commerciale internazionale. La natura integrata dell’attuale sistema commerciale suggerisce che un forte aumento delle tariffe può creare significativi effetti di ricaduta, peggiorando l’economia globale. A livello macroeconomico, la questione sugli squilibri esterni (di cui i saldi commerciali sono la parte più ampia per la maggior parte dei paesi) si concentra anche sulla politica fiscale e sulla determinazione del saldo degli scambi e delle partite correnti a livello aggregato. Mirare a particolare bilance commerciali bilaterali porterà probabilmente alla diversione degli scambi commerciali e compenserà le variazioni degli equilibri commerciali con gli altri partner. Le riduzioni multilaterali delle tariffe e altre barriere non tariffarie andranno a vantaggio degli scambi e, nel lungo periodo, miglioreranno i risultati macroeconomici.
La relazione tra disuguaglianza di reddito e crescita economica è influenzata dal livello di uguaglianza di opportunità, che viene identificata con la mobilità intergenerazionale. In economie caratterizzate da rigidità intergenerazionale, un aumento della disuguaglianza di reddito ha effetti persistenti, ad esempio ostacolando l’accumulo di capitale umano, ritardando in modo sproporzionato la crescita futura. Utilizzando diverse misure di mobilità intergenerazionale, viene confermato che l’impatto negativo della disuguaglianza di reddito sulla crescita è tanto maggiore quanto minore sia la mobilità intergenerazionale, l’omissione della quale comporta l’impossibilità di specificare l’analisi della relazione disuguaglianza-crescita.

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Technology, telecoms, infrastructures and growth: 5G and TEN
Chairman Francesco Vatalaro, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

La prossima generazione di comunicazioni mobili, la 5G, ha un ruolo importante nella trasformazione digitale e la politica UE è necessaria per garantire una diffusione coordinata e un elevato livello di sicurezza. L’UE ha diversi strumenti di finanziamento per sostenere test su larga scala e diffusione tempestiva in Europa (caso dei 5G cross-border corridor), in particolare il programma Horizon 2020 nel settore di ricerca e innovazione e il nuovo programma Connecting Europe Facility che integra gli sforzi degli Stati membri negli investimenti in reti digitali nel periodo 2021-2027.
Negli ultimi anni gli operatori del settore telecomunicazioni hanno dovuto affrontare la necessità di implementare un’infrastruttura ad alta velocità basata sulla fibra (in linea con i piani della Commissione europea). Ma la regolamentazione sull’accesso della vecchia rete di rame scoraggia gli investimenti in NGN (New Generation Network). Servono, dunque, interventi normativi sia per il co-investimento che per le soluzioni geografiche e le valutazioni politiche devono considerare sia l’impatto delle tecnologie alternative (internet mobile e 5G) sia il ruolo degli over-the-top players nello sviluppo delle reti (Google Fiber negli Stati Uniti).
Il mercato delle telecomunicazioni sta cambiando e con esso anche il modello di business delle imprese del settore deve cambiare, deve comprendere quali sono i nuovi bisogni degli utenti.

Globalization, Big Data and AI: Winners and losers
Chairman Michele Bagella, FUET

Il gap digitale dell’Europa con i leader mondiali rischia di aggravarsi visto l’evoluzione e lo sviluppo tecnologico nel campo dell’intelligenza artificiale. Pertanto, l’Europa dovrebbe cercare di spingere sui driver di sviluppo tecnologico che già possiede senza tralasciare la questione di quei paesi che potrebbero essere a rischio di crescita esclusiva. Cinque priorità da attuare in maniera diversa e più rapida: 1. Continuare con lo sviluppo del sistema di imprese e start up ad elevato contenuto tecnologico al fine di sfruttare l’IA per creare nuovi modelli di business; 2. Incentivare la trasformazione digitale delle imprese già esistenti; 3. Proseguire con il completamento del mercato unico digitale; 4. Le imprese devono attirare i talenti e creare le giuste competenze; 5. Guidare la società nel percorso di trasformazione.
Nel 2007 l’UE ha creato lo European Globalisation Adjustment Fund (EGF) per cofinanziare, con gli Stati Membri, politiche a sostegno dei lavoratori perdenti della globalizzazione nella ricerca di nuovi posti di lavoro (la politica commerciale è competenza esclusiva dell’UE che, come tale, è responsabile degli effetti della globalizzazione). Circa metà dei casi trattati riguardava, però, perdite di posti di lavoro causati dalla crisi finanziaria, ammessi al sostegno da parte del Fondo dal 2009. Per migliorare il funzionamento del Fondo, oltre una più efficace gestione dei dati, si necessita di rivedere i criteri di ammissibilità e il tasso di cofinanziamento. Va ampliata la portata del Fondo in maniera tale da poter assistere anche i lavoratori in esubero a causa delle delocalizzazioni intra-UE, dato anche che il mercato unico è competenza esclusiva dell’UE.
Viene riscontrata un’ampia asimmetria tra gli attuali livelli tariffati applicati dagli USA e quelli applicati dai suoi partner commerciali, con le tariffe statunitensi generalmente inferiori, anche se tale asimmetria non è così marcata per l’UE, ad eccezione del settore automobilistico. Tuttavia, considerando la partecipazione dei paesi dell’UE alle catene globali del valore, una modifica nelle tariffe USA può incidere su circa il 2,8% del Pil totale dell’UE (la quota di Pil riguardante le importazioni automobilistiche sarebbe dello 0,4%). L’esposizione complessiva dell’Italia risulterebbe appena inferiore allo 0,3%, circa il 10% in termini di valore aggiunto prodotto nel settore automotive.

Energy transition, innovation and sustainable growth
Chairman Alessandro Ortis, Assemblea Parlamentare del Mediterraneo

Lo scenario attuale globale è lontano dall’obiettivo della decarbonizzazione del settore energetico e i trend recenti non vanno in tale direzione. Bisogna accelerare la transizione energetica aumentando la quota di rinnovabili moderne sia nella produzione che nel consumo finale di energia elettrica e la riduzione di emissioni e migliorando l’intensità energetica del Pil in base all’approvvigionamento primario. L’industria è il settore (tra quelli considerati, trasporti e costruzioni gli altri) più impegnativo da decarbonizzare, ma Governi e aziende stanno già agendo. Il progetto HYBRIT (utilizzare idrogeno dall’idroelettrico e eolico) ha l’obiettivo di azzerare l’uso di fossili per la produzione dell’acciaio entro il 2035 riducendo le emissioni totali della Svezia potenzialmente del 10%. Kraft Foods negli USA utilizza pompe di calore per riscaldare l’acqua e recupera lo spreco di calore dei sistemi di refrigerazione risparmiando 14 milioni di galloni (circa 53 milioni di litri) di acqua e 260.000 dollari l’anno. Servono investimenti cercando di ridurre le esternalità. Internalizzare costi, come l’inquinamento, può incentivare pratiche industriali e istituzionali più efficienti. I governi potrebbero tassare l’uso dei combustibili fossili e anche determinare il prezzo di inquinanti locali, oltre a porre in essere misure precise come gli standard di efficienza dei carburanti e sfruttare, dunque, tutti i meccanismi economici utili a cogliere i benefici delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica attraverso un coordinamento politico e regolamentare. L’analisi degli scenari energetici mostra una tendenza crescente del consenso, sia civile che istituzionale, sull’importanza del ruolo che svolgono e svolgeranno l’uso di energie rinnovabili nell’energy mix dei prossimi decenni. Tuttavia, le opinioni divergono per quanto riguarda i livelli di elettrificazione nei settori di consumo finale, nonché il livello di riduzione delle emissioni di CO2 e il livello della domanda di energia.

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Productivity and wellbeing
Chairwoman Gloria Bartoli, Non-Resident Senior Fellow FUET

I paesi asiatici hanno rallentato il tasso di crescita economica. Il tasso, pur rimanendo sostenuto, è tuttavia sceso dal 5,9% del 2018 al 5,6% previsto per il 2020. Altri indicatori macroeconomici, come l’inflazione e il tasso di cambio, rimangono buoni. I paesi dell’area hanno risentito molto delle tensioni commerciali. Sono, infatti, paesi votati all’esportazione. Agli effetti negativi derivanti da queste tensioni sui mercati internazionali, si aggiunge l’andamento della Cina (paese di riferimento per tutta l’Asia) non più stabile come una volta. Non risultano invece effetti significativi dalla recente crisi delle valute di alcuni paesi (in primis Argentina e Turchia). I mercati valutari dei paesi asiatici non sembrano averne risentito per la buona gestione della politica monetaria messa in atto e per la buona resilienza di questi sistemi economici. È difficile prevedere lo sviluppo dell’area per il permanere delle tensioni commerciali, per gli effetti incerti che possono avere le riforme che sta portando la Cina, per una possibile hard Brexit e per i rialzi dei tassi di interesse attesi negli USA e nella UE. La storia recente ha anche evidenziato come questa area è soggetta a probabili shock legati a disastri naturali, come accaduto nel corso degli ultimi. Questa consapevolezza dovrebbe spingere verso una migliore gestione (in termini di copertura e prevenzione) dei rischi.

Automation, global value chains and productivity
Chairman Vincenzo Atella, SOSE Spa

Analizzando i dati sull’uso dei robot e sull’occupazione all’interno di industrie di quaranta paesi, tra il 2005 e il 2015, la stima effettuata evidenzia come la correlazione non sia significativa tra l’aumento del numero di macchine robotizzate e la riduzione dell’occupazione. Risulta, invece, significativa la correlazione tra l’aumento dei robot e la riduzione della domanda di occupati ad alta intensità di lavoro.
In media, l’occupazione si reduce nel periodo 1995-2007, mentre torna a crescere leggermente nel periodo 2007-2014. In tutto l’arco temporale (1995-2014), la quota di manodopera qualificata aumenta, invece, in maniera decisa e uniforme. La globalizzazione spinge il calo della manodopera anche a causa dell’aumento del commercio di prodotti semilavorati, ad alta intensità di capitale. Rispetto all’evoluzione del Pil, dall’analisi si evince anche che le quote di manodopera del Pnl sono più elevate nei paesi con posizione netta positiva sugli investimenti diretti esteri e, attraverso questo canale, la diffusione disomogenea delle attività multinazionali può contribuire ad accrescere la disuguaglianza.
Le imprese italiane, durante il periodo degli shock esteri nel 2005-2016, hanno subito gli effetti di un ciclo economico italiano che si è discostato negativamente da quelli della altre principali economie avanzate. Analizzando le imprese italiane che sono, direttamente e/o indirettamente, connesse al ciclo economico estero, si riscontra che la capacità di trasmettere shock all’interno del mercato nazionale è correlata alla rilevanza di tali imprese nella rete delle transazioni nazionali. Introducendo l’indicator of systemic relevance (IRIS) a livello di impresa (che riassume il ruolo di dimensione economica e connettività domestica dell’impresa), si riscontra che le aziende caratterizzate da più alti livelli dell’indicatore IRIS (superiore all’1%) spiegano circa il 50% della reattività del sistema aziendale italiano e che l’Italia presenta un certo grado di granularità nella risposta indiretta agli shock esteri, soprattutto nel manifatturiero.
Il settore dell’industria farmaceutica, oltre a contribuire al Pil, registra un’occupazione qualificata e meglio retribuita di altri settori, effettua investimenti environment friendly, investe anche in reti di formazione e innovazione ed è leader in R&S (grazie anche alle collaborazioni con università e istituzioni pubbliche). Con una tale struttura, è un mercato che fa da pivot dell’ecosistema italiano di innovazione e, nell’ultimo decennio, ha fatto registrare tassi di crescita dell’esportazione, di R&S e di produttività in aumento. Inoltre, le sinergie tra scienza e tecnologia che si alimentano in questo mercato sono di grande stimolo al progresso della medicina di precisione. L’investimento in R&S previsto per i prossimi cinque anni sarà di 1.000 miliardi di dollari nel settore globale della farmaceutica, rendendolo l’investimento in ricerca più grande del mondo. Un tale motore di innovazione attrae molte risorse, che possono essere investite anche nei servizi sanitari nazionali. In un mondo così veloce grazie alla digitalizzazione è necessario un approccio learn to learn, le differenze provengono da tutti i settori. Bisogna rendere l’Europa leader mondiale nella R&S clinica con nuovi progetti supportati da strumenti digitali e miglioramento del processo amministrativo e spingere per un quadro giuridico sufficientemente flessibile per lo sviluppo di partenariati pubblico privato.

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The challenges of estimating potential output in the face of an evolving economic environment
Chairman Francesco Nucci, Sapienza Università di Roma

Per adottare politiche economiche e fiscali adeguate è necessario conoscere il reale stato dell’economia. A tale scopo è opportuno migliorare i modelli econometrici disponibili. Da una parte, va migliorata la stima dell’output gap (che è divenuto un indicatore fondamentale nell’ambito del Patto di Stabilità e Crescita e del c.d. semestre europeo). Tale stima è basata su metodologie mutuate dai modelli della Commissione europea/EUROSTAT non perfettamente calibrate per le realtà dei singoli paesi membri della UE, elemento che rende i risultati poco robusti dal punto di vista dell’attendibilità statistica. Una soluzione può essere quella di applicare modelli integrati che hanno la caratteristica di non dover stimare molti parametri e fornire al tempo stesso risultati validi e facilmente interpretabili. Per costruire modelli previsionali robusti è, altresì, necessario stimare con precisione gli effetti delle politiche economiche, fiscali-monetarie e le riforme strutturali sulle principali variabili macroeconomiche e capire meglio quali sono i fattori che riescono ad impattare maggiormente su alcune di queste, quali il tasso di disoccupazione strutturale.

EU economy and economic complexity
Chairwoman Filomena Maggino, Presidenza del Consiglio dei ministri

Analizzando la struttura eterogenea delle aree dell’Unione europea e come questa abbia influenzato i modelli di convergenza o divergenza, si evince che la convergenza si rafforza, ma anche le lacune economiche vengono esacerbate. I paesi dell’Est Europa hanno registrato tassi di crescita più elevati e un’ampia convergenza partendo da livelli bassi di Pil pro capite, mentre le regioni tedesche con strutture economiche complesse hanno continuato ad allargare il divario con le altre aree dell’UE, anche se le due forze risultano anche interconnesse visto che l’Est Europa combina un livello relativamente basso del Pil pro capite con un livello significativo di complessità economica.
Analizzando le diverse fasi di crescita delle imprese rispetto agli ostacoli a finanziamento e investimento di alcune aziende europee nel periodo 2008-2009, si riscontra che durante la fase di espansione economica le imprese sono, in media, più finanziariamente vincolate. Le high growth enterprises (HGE) hanno, rispetto alle medie imprese, una leva finanziaria maggiore, ma un ruolo importante nel finanziamento, così come nel rapporto debt/equity viene svolto anche dalle quotazioni azionarie e dal private equity. Ma alcune HGE crescono meno del proprio potenziale. I risultati dell’analisi identificano barriere alle scelte di investimento: per le HGE bassa disponibilità di personale qualificato e regolamenti aziendali, mentre le potenziali HGE sono particolarmente ostacolate dall’incertezza nelle future condizioni economiche.
In Islanda la crisi finanziaria scoppia per l’eccessivo livello di debito pubblico e privato. Gli incentivi privati e una cultura volta soprattutto a ritorni da investimenti finanziari sono andati in contrasto con obiettivi e risultati socialmente ottimali e lo Stato (in Islanda, ma anche in altri paesi) non è stato in grado di riallineare gli scopi privati alla mission sociale di un paese che, come l’Islanda, fosse caratterizzato anche da elevati livelli di incompetenza e corruzione (studi dimostrano che l’incompetenza è correlata positivamente alla corruzione, ndr). Nel contesto di un mercato in cui morale ed etica non giocano alcun ruolo, sono sorte anche lacune nelle regolamentazioni contabile e del funzionamento bancario e del sistema finanziario.

Global change and varieties of capitalism
Chairman Luigi Bonatti, Università di Trento

Il cambiamento strutturale della produzione industriale dipende particolarmente da fattori esterni. Consumi finali e, in misura minore, investimenti hanno influito sulla sostituzione dei prodotti manifatturieri e contribuito al declino della produzione. Nelle economie avanzate, il volano principale di tale declino è dipeso dalle modifiche nei collegamenti settoriali, in particolare per outsourcing di servizi e consumi intermedi di energia. L’entità dell’effetto di specializzazione appare più importante dell’effetto di bilancia commerciale, ma il commercio globale ha giocato un ruolo di supporto al settore manifatturiero dei paesi emergenti. Anche se le forze motrici sono state sostanzialmente simili tra economie avanzate ed emergenti, emergono differenze rispetto alla dimensione relativa degli effetti di collegamento commerciale/settoriale.
La variety of capitalism, modalità di finanziamento delle imprese (banche e/o borsa), contribuisce a determinare sia la forza relativa della produzione che la specializzazione industriale. In UE, analizzando istituzioni e politiche da cui prende forma la nuova politica industriale europea, si evincono una serie di diversi modelli di capitalismo che andrebbero riconciliati e governati a livello sovranazionale indirizzando l’investimento verso l’economia della conoscenza (R&S, capitale umano, IT).
Gli ultimi due decenni hanno portato ad un grado senza precedenti di interdipendenza produttiva a livello nazionale, collegando sistemi economici originariamente caratterizzati da forti differenze nel loro grado di industrializzazione e consentendo l’emergere di nuove centrali di produzione, ridimensionando la produzione manifatturiera del Nord del mondo e, contemporaneamente, portando ad una persistente stagnazione di un’ampia parte delle economie del Sud del mondo. Lo sviluppo industriale non dipende solamente dall’espansione della scala di produzione manifatturiera, ma anche dalla composizione settoriale del sistema produttivo e dalla usa competitività esterna. L’identificazione di due gruppi e livelli di paesi e produzioni, corrispondenti a vari gradi di sviluppo industriale, non implica che i paesi siano obbligati a seguire percorsi che li portino da un livello all’altro. Le istituzioni non possono applicare la stessa strategia di sviluppo in differenti fasi di sviluppo. Il ruolo dello Stato in economia nella promozione e nel coordinamento attivo degli investimenti privati è sicuramente necessario, ma le funzioni e la portata del coinvolgimento delle istituzioni non può essere lo stesso in tutte le fasi di sviluppo, dovrebbero essere adattate alle reali esigenze dell’industria.
Nell’attuale scenario di sviluppo, la manodopera nei settori ad alta intensità di conoscenza acquisisce un ruolo crescente e dominante e l’occupazione in altri settori ristagna e si riduce. L’Italia mostra una tendenza simile, anche se ad un ritmo inferiore, di convergenza verso il modello dei suoi principali competitor (Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna). All’interno del paese, emergono differenze di area geografica per cui il Sud Italia diverge dal resto dell’economia del paese, ma mostra un modello storico e predittivo maggiormente dinamico in questo processo di “distruzione creativa” rispetto a quelli di Centro e Nord e, dunque, ha le potenzialità per riprendere un ruolo importante, anche se meno determinante, nella crescita di lungo periodo dell’Italia.

Problems and reforms in the Euro Area
Chairman Beniamino Quintieri, Presidente Sace-Simest

Nel periodo di crisi, alcuni fattori hanno comunque sostenuto la crescita in maniera costante. Analizzando una serie di variabili reali, finanziarie, monetarie e istituzionali per i paesi dell’Eurozona (1990-2016), si riscontra un ruolo positivo delle riforme istituzionali sulla crescita di lungo periodo per tutti i paesi. Il Pil globale spinge la crescita. Il miglioramento della competitività influisce positivamente nel lungo periodo e per ridurre le tensioni del debito sovrano e sistemiche, mentre il rapporto debito Pil elevato condiziona negativamente la crescita di breve termine nei paesi periferici. I prezzi delle proprietà e i prezzi delle azioni hanno un impatto significativo solo nel breve periodo e i prestiti alle società non finanziarie incidono positivamente sui paesi centrali dell’area dell’euro.
Politiche di austerità successive alla crisi finanziaria del 2008, declino finanziario della classe media, competitività globale e fattori culturali sono tutte cause del voto del referendum Brexit del 23 giugno 2016. Le conseguenze sono state e sono incertezza sull’accesso al mercato unico UE, prezzi relativi in UK, tariffe su importazioni ed esportazioni e volume degli scambi, costi di produzioni con concorrenti UE (ad esempio, l’automotive), accesso a manodopera vista la riduzione dei flussi di capitale umano dall’UE, attori del mercato finanziario che potrebbero lasciare Londra per Parigi o Francoforte, incertezza su sterlina e tasso di cambio reale, afflussi di capitali ridotti che potrebbero rendere insostenibile il deficit di partite correnti. La prospettiva di uscire dall’UE ha già abbassato il valore della sterlina, anche se l’effetto sul FTSE 250 è stato limitato e transitorio, non è certo che gli investimenti si siano ridotti negli ultimi trimestri e l’effetto sull’economia reale non è stato considerevole. Nonostante la confusione politica, insomma, l’economia UK appare sorprendentemente solida.
In Germania, viene evidenziata una correlazione positiva tra l’eccesso di risparmio delle società non finanziarie e il surplus delle partite correnti. Mercato del lavoro, domanda mondiale e shock finanziari sono fattori che riescono a spiegare tale correlazione, a differenza dello shock di risparmio delle famiglie. Tramite l’analisi di queste variabili, risulta che è l’eccesso di risparmio delle aziende il principale fattore del surplus di partite correnti.
La disuguaglianza di reddito non ha avuto grande ruolo nel processo di integrazione europeo, nonostante l’obiettivo UE di ridurre le disparità e le conseguenti azioni politiche come la quota crescente del bilancio a favore delle politiche di coesione e ciò risulta dannoso se fosse l’integrazione europea a causare l’aumento delle disuguaglianze. Analizzando gli effetti dell’integrazione europea sulle disuguaglianze dei paesi dell’Eurozona (1980-2015) e concentrandosi sulle determinanti del cosiddetto core periphery dualism, si evince che gli effetti di, ad esempio, apertura commerciale e finanziaria sulla disuguaglianza di reddito sono eterogenei tra i gruppi di paesi e che il dualismo dell’Europa centrale-periferia è sostenuto anche dai trend di disuguaglianza.

 

17 Jul2019

Politiche commerciali e politica estera. Il ruolo dell’Europa e dell’Italia nell’economia globale

17 luglio 2019

Mercoledì 17 luglio presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, nell’ambito del progetto permanente Revitalizing Anaemic Europe, si è tenuto un nuovo incontro del “Gruppo dei 20″ su:

Politiche commerciali e politica estera. Il ruolo dell’Europa (e dell’Italia)
nell’economia globale

Ad aprire i lavori è stato il nostro Presidente Luigi Paganetto, Coordinatore del Gruppo che ha fatto una relazione introduttiva sul tema, a cui sono seguiti gli interventi di Luca Sabbatucci, Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale; Claudio De Vincenti, Sapienza Università di Roma; Giandomenico Magliano, Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale; Paolo Guerrieri, Sapienza Università di Roma; Maurizio Melani, Link Campus University.

Programma dell’evento


Temi discussi nel corso dell’incontro


undefined La politica commerciale ed estera per l’EU
Luigi Paganetto, Presidente FUET e docente SNA

undefined Le direttrici della Nuova Via della Seta
Claudio De Vincenti, Sapienza Università di Roma

undefined Politiche commerciali e politica estera
Maurizio Melani
, Link Campus University

 

Produttività e ineguaglianza

Villa Mondragone International Economic Seminar 2019

luglio 16th, 2019 by Fuet in Economia / Economia globale

Qualche altra cosa è cambiata dagli anni ’60: la mobilità del lavoro è più bassa di prima: si preferisce, anche negli USA, rimanere dove sono la famiglia e gli amici piuttosto che andare nelle grandi città dove la produttività, e quindi i salari, sono più alti. Gli studi statunitensi mostrano che il premio salariale, una volta tipico delle città anche per lavori a bassa specializzazione, si è ridotto fino a scomparire.
Questo è uno dei temi che l’Osservatorio sulla produttività e il benessere, creato all’interno della Fondazione Tor Vergata, vuole approfondire per il caso italiano, sulla base delle ricerche condotte dalla Banca d’Italia.

L’aumento della disuguaglianza, che Eric Canton (Commissione europea) [1] descrive nel suo articolo, riguarda sia le aree avanzate che emergenti – dagli Stati Uniti alla Russia, dall’Europa alla Cina e all’India (la più disuguale). L’Europa presenta il quadro più stabile e una sostanziale diminuzione delle disuguaglianze dagli anni ’80 ad oggi.  Tuttavia, questa media nasconde ampie variazioni tra i paesi, in parte compensate dai tradizionali strumenti di redistribuzione tramite tasse e sussidi del modello sociale europeo, che riduce le differenze nel reddito disponibile.

Date le cause strutturali delle disuguaglianze, le misure politiche per affrontare la disuguaglianza non possono essere limitate alle imposte e ai benefici ex post, ma dovrebbero iniziare dall’istruzione e continuare perfezionando gli incentivi fiscali e garantendo la contestabilità del mercato, non facile quando i markup sono intorno al 30% nelle aziende più produttive. Altrettanto cruciale è la definizione del proprietario finale dei dati dei consumatori per distribuire il reddito associato alle nuove tecnologie.
Il futuro sarà ancora più ineguale, spiega Era Dabla Norris (IMF)
[2].  Infatti, anche se i populisti cercano di smantellare l’economia aperta, non possono fermare il progresso tecnico. Ciò aumenta la produttività ma anche la disuguaglianza. L’Intelligenza Artificiale sostituirà i lavori di routine e scopre che le donne hanno mansioni sproporzionatamente di routine, in tutte le occupazioni e posti di lavoro. Lo ha scritto in perfetto fondeese – il linguaggio inconfondibile del Fondo – “l’assunzione di una distribuzione omogenea delle mansioni tra i lavoratori all’interno delle occupazioni non è supportata dai dati”.
Per scoprire le mansioni dietro le occupazioni, Era usa la composizione dei compiti dei singoli lavori raccolti da PIAAC
[3] e abbinati al livello di istruzione dei lavoratori. Di qui la costruzione di un indice per la probabilità di automazione dei lavori. Dal momento che le donne svolgono più compiti di routine rispetto agli uomini, le donne sono molto più a rischio di essere sostituite dall’automazione rispetto agli uomini. In Europa, l’esposizione delle donne ai compiti di routine è più alta nei paesi del sud e dell’est. Le coorti più anziane di donne e quelle meno istruite sono significativamente più a rischio rispetto agli uomini nelle stesse coorti. In numeri: 26 ml di donne o l’11% dei loro posti di lavoro sono ad alto rischio (oltre il 70% di probabilità) di automazione. Questo risultato per 30 paesi può essere estrapolato a livello globale a 180 milioni di posti di lavoro nei prossimi 20 anni.

Questo risultato, basato sulla fattibilità tecnologica, può essere moderato dalla fattibilità economica – cioè un costo del lavoro inferiore al costo della tecnologia – o dai nuovi posti di lavoro creati dalla tecnologia. Inoltre, l’aumento della produttività e il maggiore potenziale di produzione insieme all’invecchiamento della popolazione aumenteranno i posti di lavoro nei servizi sanitari in cui le donne sono più presenti. Inoltre, i posti di lavoro indipendenti creati dalla gig economy possono migliorare il benessere delle donne che possono combinare responsabilità lavorative e familiari, saltando la cosiddetta “penalità figli” dei lavori tradizionali. Tuttavia, questi posti di lavoro non forniscono protezione sociale come pensioni e indennità di disoccupazione, quindi richiedono nuove forme di benefici sociali.
Sono necessarie misure politiche per fornire un’istruzione scientifica iniziale, incentivi fiscali alla formazione e un accesso equo ai servizi a banda larga e per colmare il divario di genere nelle posizioni di leadership.

Un’altra miniera di idee è lo studio di Valentine Millot (OCSE) [4]. Nella sua ricerca degli effetti di produttività delle piattaforme digitali, il documento mostra il ruolo delle piattaforme che collegano i consumatori con i produttori di servizi all’aumento della produttività non solo delle imprese coinvolte, ma anche della produttività totale dell’economia, facilitando l’uscita delle imprese meno produttive e l’ingresso di nuovi concorrenti. Anche lei scopre un database innovativo.
Il documento evidenzia potenziali problemi di concorrenza derivanti dal successo di alcune piattaforme. Ma non affronta un altro importante problema rilevante per la disuguaglianza: se una singola piattaforma domina, cioè se esiste un monopsonio
(Uber) sul mercato del lavoro, quali sono le conseguenze sui salari?
L’innovativa misura proxy è la popolarità delle piattaforme come parole chiave nel motore di ricerca di Google
. Questa misura proxy supera il problema delle piattaforme digitali che non riportano i conti dettagliati per paese. I risultati mostrano una stima dell’aumento della produttività nelle industrie coinvolte di circa il 2,5% annuo in presenza di un elevato sviluppo delle piattaforme contro un guadagno di produttività inferiore dell’1% per un basso sviluppo delle piattaforme.
Questi guadagni si riducono quando una singola piattaforma domina e quando la regolamentazione è pesante, riducendo la capacità delle imprese di ristrutturarsi. Anche le piattaforme “aggregatrici” (vedi trip advisor) hanno effetti diversi da quelle”disgregatrici” (Uber) su produttività, margini, occupazione e salari.

Roberta De Santis e Valeria Ferroni (Istat e Tesoro) [5] presentano un’indagine sui principali fattori alla base del rallentamento degli incrementi di produttività e della crescente disuguaglianza in Italia, suggerendo possibili determinanti e collegamenti comuni.

L’articolo di Fotios Kalantzis (Banca Europea degli Investimenti) [6] colma una carenza che sarebbe stata imperdonabile, cioè la relazione tra misure compatibili con l’ambiente e produttività.  Siamo lieti che tale interesse nella transizione energetica verso un’economia a emissioni zero possa influenzare la scelta degli investimenti che devono essere finanziati dalla banca europea. Il documento utilizza i dati di una specifica indagine a livello di impresa della BEI e trova una relazione positiva e causale tra gli standard di efficienza energetica degli edifici e la produttività. La raccomandazione di policy è quindi di tener conto di questi benefici durante la valutazione di progetti efficienti dal punto di vista energetico, non limitando la valutazione al risparmio energetico.

______________________________________

[1] Delivering inclusive growth in the EU, E. Archanskaia, E. Canton, W. Simons
[2] Technology, gender and the role of policies.  E. Dabla Norris

[3] OECD Programme  for  the International Assessment of Adult Competencies (PIAAC)
[4] Like it or not? The impact of online platforms on the productivity of service providers
    A. Bailin Rivares, P. Gal,V. Millot and S. Sorbe
[5] Five stylized facts on productivity and inequality in Italy, Ferroni,De Santis 
[6] Productivity gains from better performing EU buildings: evidence from, EIBIs, F.Kalantzis 


[1]


[1] Delivering inclusive growth in the EU, E. Archanskaia, E. Canton, W. Simons

 

15 May2019

Nazionalismi e guerre commerciali USA-Cina.
Quale futuro per l’Europa delle regole e della concorrenza?

15 maggio 2019

Mercoledì 15 maggio presso Spazio Europa*, nell’ambito del progetto Revitalizing Anaemic Europe, si è svolto un nuovo incontro del “Gruppo dei 20″ su:

Nazionalismi e guerre commerciali USA-Cina. Quale futuro per l’Europa delle regole e della concorrenza?

Ad aprire i lavori è stato Luigi Paganetto, Presidente della nostra Fondazione e Coordinatore del Gruppo, che ha fatto una relazione introduttiva sul tema, a cui sono seguiti gli interventi di Dominick Salvatore, Fordham University, Paolo Guerrieri, Sapienza Università di Roma, e Alberto Pera, Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners.

undefined Locandina dell’evento

*(spazio pubblico gestito dall’Ufficio d’informazione per l’Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea)

 
 
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