Pnrr, cosa serve per centrare l’obiettivo dello sviluppo del Mezzogiorno

L’iniezione di risorse finanziarie, per quanto cospicue, non avrà effetti significativi senza politiche industriali e fiscali, l’emersione delle attività informali, la mobilitazione di risorse produttive e l’armonia tra interessi pubblici e privati. Il punto di Pasquale Lucio Scandizzo.

Il Pnrr destina risorse cospicue al Mezzogiorno, che dovrebbero essere sufficienti ad invertire la tendenza del decennio 2008-2018, che ha visto gli investimenti pubblici annuali precipitare da 22 a 10 miliardi di euro.

 

Si potrebbe argomentare che gli 86 miliardi di euro che il piano prevede di impiegare nel Sud non rispettino l’allocazione necessaria al balzo in avanti (il big bang) che permetterebbe all’economia del Mezzogiorno di ripartire e allo stesso tempo di colmare il gap con il Centro Nord.

Si potrebbe anche sostenere, come alcuni hanno fatto, che una allocazione adeguata e conforme alle regole europee, richiederebbe una allocazione di 120-150 miliardi, ossia quasi del doppio di quella indicata. Come è stato osservato da più parti, tuttavia, il livello delle risorse pubbliche destinate può nascondere il vero problema dell’economia del Mezzogiorno, che consiste piuttosto nella carenza di realizzazioni produttive che nella mancanza di risorse finanziarie.

Questo problema dipende da un lato, da un ritardo produttivo di tipo strutturale, e dall’altro da una combinazione di una inadeguata capacità di realizzazione degli investimenti pubblici e di una insufficiente propensione ad investire degli operatori privati. La burocrazia e la proliferazione di norme nazionali e locali tendono inoltre a generare incentivi perversi, che ostacolano la realizzazione degli investimenti pubblici e scoraggiano gli investimenti privati.

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Domenica 12 Settembre 2021