Pnrr e riforma fiscale. Tutti i punti da risolvere secondo Paganetto

Il presidente Fuet sulle questioni aperte in materia fiscale. Finalmente sono state trovate delle convergenze in Parlamento sul superamento dell’Irap e sul trattamento omogeneo dei redditi da capitale. Ma resta ancora molto da fare, e in questo momento lo Stato non ha risorse per ridurre la pressione.

Il Presidente Draghi, nel suo discorso alle Camere, ha sottolineato l’importanza del tema fiscale. Le Commissioni di Camera e Senato sulla Riforma hanno presentato di recente un rapporto conclusivo frutto di un lavoro impegnativo e certamente utile al Governo, per la redazione della legge delega, attesa in questi giorni.


È un testo che si raccorda con le indicazioni del Pnrr ed è stato approvato in maniera quasi unanime. Ciononostante, la Riforma fiscale rimane una sfida difficile con molti punti che rimangono in discussione.

Il primo riguarda il modo in cui si darà concretamente corpo ai principi di semplificazione, conoscibilità e certezza dell’obbligo fiscale. Si tratta di una questione prioritaria per cambiare il rapporto del cittadino con il fisco. Sarà importante, come detto nel Pnrr, la raccolta e la razionalizzazione della legislazione fiscale in un testo unico, che assicuri la stabilità delle norme. Non si può non essere d’accordo con E.M. Ruffini, Direttore dell’Agenzia delle Entrate, quando osserva che il problema della Riforma non è solo quale mix di imposte scegliere, ma quello di semplificare una giungla di 800 norme, troppe volte modificate e spesso incomprensibili, che rendono difficile assolvere l’obbligo fiscale. Se la figura del cittadino verrà prima di quella del contribuente, faremo un serio passo avanti sulla strada della Riforma. Si tratta di questioni della massima importanza, che è però facile prevedere incontreranno forti resistenze al cambiamento, quando dovranno prendere forma di legge.

Il secondo profilo è quello del mix della tassazione.

La scelta della Commissione ci restituisce l’immagine dell’equilibrio tra le forze politiche del Parlamento, che hanno trovato l’accordo su una modifica parziale dell’Irpef, con l’attenuazione della tassazione a favore del ceto medio, inteso come quello con un reddito tra 28 e 55mila euro l’anno, nonché su un sistema di dual income tax con le altre imposte collocate in regime di proporzionalità, con un’aliquota convergente verso quella minima Irpef (è una novità interessante) e sulla non cumulabilità agli effetti fiscali delle differenti tipologie di reddito.

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Mercoledì 28 Luglio 2021