32^ conferenza economica di Villa Mondragone

Le riflessioni e indicazioni di policies, prsentate come da consuetudine presso la Farnesina, che chiudono la tre giorni di lavori del Seminario scientifico.

Premessa
La Conferenza ha visto anche quest’anno la partecipazione del network straordinario che la distingue per via dell’ampia partecipazione (più di 200 speaker) di Accademici di grande prestigio e di rappresentanti delle maggiori Istituzioni private e pubbliche, nazionali ed internazionali.
Il punto di partenza dell'incontro è stata una riflessione condotta dal premio Nobel Edmund S. Phelps, che è stato nel 1989 - assieme a Luigi Paganetto - il fondatore dell’iniziativa, sull’esperienza sin qui maturata sui temi dello sviluppo e della sua sostenibilità e sul ripensamento complessivo necessario dopo il Covid-19.

Considerazioni e raccomandazioni

  • La priorità che, prima di tutto, occorre soddisfare è la decisione sulle risorse necessarie per sconfiggere la pandemia fuori dei confini UE. Il G20 a Presidenza italiana è stata una importante occasione per mettere sul tavolo questa grande questione. I modelli quantitativi e le stime disponibili non lasciano dubbi sulla sua importanza, anche per gli effetti che la pandemia ha prodotto sulle GVC, le catene globali del valore che, sia pure raccorciate dalla crisi, continuano a essere centrali per lo sviluppo.

  • La naturale concentrazione sui problemi della ripresa non deve far dimenticare che la Eu deve affrontare sfide irrisolte che, appena passata l’emergenza si ripresenteranno all’attenzione dei decisori politici.
    C’è, innanzitutto, una domanda insoddisfatta rivolta dai cittadini all’Europa in materia di “beni pubblici”, che va dall’intervento sulle diseguaglianze, ai programmi di formazione e occupazione dei giovani e di coloro che vengono a trovarsi fuori dal sistema produttivo, agli interventi su sanità ed istruzione. L’occasione di discuterne sarà la Conferenza sull’Europa convocata a maggio con una durata di quasi due anni.

  • C’è poi il tema demografico, perché l’invecchiamento della popolazione europea richiede politiche a favore dei giovani e un coraggioso ripensamento delle politiche sull’emigrazione.

  • C’è la questione del riaggiustamento della politica competitiva dell’Unione alle nuove condizioni dell’economia mondiale sempre più dominata da politiche per la leadership tecnologica e da accordi internazionali che definiscono grandi aree di scambio e di investimento.
    In questo contesto la EU, in coerenza con le scelte del NextGeEU, potrebbe investire sull’energia rinnovabile nell’area Sahariana aumentando il suo impegno sul grande progetto di energia solare di cui potrrebbero beneficiare sia i paesi dell’area desertica della sponda sud del Mediterraneo che la stessa UE quando fosse connessa ai luoghi di produzione di questa energia.

  • Alla UE serve un impegno verso le aree della sponda sud del Mediterraneo e dall’Africa.
    È un’esigenza di tutti i paesi europei a cominciare dalla Germania che non volendo attivare una maggiore domanda interna si trova a constatare una caduta della sua crescita potenziale nel momento in cui che il tradizionale rapporto privilegiato con i paesi di Visegrad, il motore che ha mosso in questi anni la sua economia, non è più sufficiente.

  • I cambiamenti avvenuti nella struttura delle GVC, le catene globali del valore che hanno visto una loro notevole contrazione anche a seguito del Covid 19 sono un punto di svolta decisivo. In questo quadro sono poco comprensibili i tentativi dei cd” paesi virtuosi” di far rinascere dopo ottocento anni la “Lega Anseatica” perché sono i paesi della sponda sud del Mediterraneo, l’Africa e il sud-est asiatico (Asean) le aree che offrono le maggiori opportunità.

  • La sospensione del Trattato di Maastricht non implica un ritorno alle regole del passato, alla fine della crisi. Occorre, però, prepararsi ad una discussione sulle regole fiscali e monetarie che , pur rigettando il rigore puntando allo sviluppo, può aver successo solo partendo da un cambiamento della Governance che non può più essere dominata dal metodo intergovernativo e dalle decisioni all’unanimità. Tanto più che bisognerà dotare il bilancio delle risorse proprie necessarie alla restituzioni del debito.

  • Si aprono in Europa nuovi spazi politici, visto che sta cambiando il quadro complessivo che aveva consentito a Francia e Germania di siglare gli accordi da Aquisgrana.
    Questo nuovo contesto può essere favorevole al nostro Paese ma servono nuovi approcci alle politiche fiscali per gestire questa fase di sviluppo e per rispondere alle richieste dei cittadini chiedono con sempre più forza che la UE allochi nel suo bilancio le risorse necessarie per la fornitura di “public goods”. Sanità, istruzione, ricerca e, soprattutto, iniziative dirette alla riduzione delle disuguaglianze e alla sostenibilità dello sviluppo sono prioritarie. Sarà inevitabile un aumento (con tasse di scopo quali plastica e CO2) delle risorse proprie del bilancio, oltre a quelle necessarie per la restituzione del debito. In questo quadro la politica monetaria non potrà che essere accomodante con tassi di interesse piuttosto stabili.

  • La questione della produttività e dell’innovazione continua ad essere centrale. Serve un massiccio investimento su scuola, formazione e ricerca per essere in grado di utilizzare i grappoli d’innovazione che nasceranno in Europa dalla scelta di investire sulla transizione energetica e digitale. È in questo quadro che bisogna collocare gli interventi di riforma della Scuola e della PA, perché saranno i servizi pubblici nazionali e locali a guidare l’evoluzione della domanda.

  • Lo straordinario effetto trasformativo che digitale, 5G, intelligenza artificiale imprimeranno a tutta l’economia soprattutto su mobilità, medicina distanza, città e fabbriche intelligenti deve trovare le competenze necessarie ad un’economia e una società in grande cambiamento. La bioeconomia rappresenta una sfida che unisce nuove tecnologie economia circolare e sostenibilità dello sviluppo.

  • Bisogna aver presente che seppure il Recovery and Resilience Plan, rappresenta una risposta sufficiente nell’immediato all’esigenza di sostenere, in termini Keynesiani, l’economia messa a dura prova dalla lunga sospensione di molte attività produttive, non va dimenticato che, sul piano dei contenuti il NextGeEu, per come è stato pensato, rappresenta un programma a carattere nazionale. Ciascun paese ne trarrà vantaggio attraverso la scelta degli investimenti che porrà in essere.
    L’intervento pubblico massiccio per gli investimenti in infrastrutture è decisivo. Quello a favore della liquidità e a sostegno delle imprese in crisi richiederà un ripensamento dei rapporti stato mercato e molta attenzione alle modalità di uscita una volta risolta la crisi perché non si deve trasformare in un sostegno indefinito alle zombie firms.

  • Ma la vera sfida per l’Europa è legata a progetti di investimento integrati a livello europeo in cui più paesi uniscono le forze nei settori nuovi e dinamici 
    Invest EU è il programma che guarda in questa direzione ma ha una dotazione di risorse insufficiente. È sempre più chiaro che il vero salto di produttività e crescita si fa solo adottando progetti tecnologici e competitivi integrati a livello EU (come airbus in passato e quello franco tedesco oggi sull’idrogeno).
    Servono per questo imprese con governance e statuto europeo e con programmi legati a clima, energia e digitale.

    Anche se l’Unione Bancaria sta andando avanti le attività finanziarie a livello europee rimangono compartimentale. Il settore industriale vede subire arresti quando ci sono tentativi di realizzare imprese europee come quelli portati avanti nel settore ferroviario e della cantieristica navale. Si tratta di aree di policy in cui l’Europa deve fare scelte decisive che consentano la creazione di imprese di taglia e statuto europeo.

Conclusioni e raccomandazioni di policies

Venerdì 09 Luglio 2021