Dal governo poco coraggio sulla delega fiscale

Un documento ancora troppo generico e prematuro che difficilmente farà da stimolo, nel breve periodo, per l'avvio di quel processo di riforme strutturali del Paese che attendiamo da troppo tempo. Anche sul catasto solo pasticci. Intervista a Paolo Guerrieri, docente Sciences Po e membro del Gruppo dei 20.

Il governo ha scelto la linea generica quando poteva fornire una cornice più dettagliata, ora la vera riforma andrà costruita in Parlamento. Sul catasto è stato fatto un pasticcio, servivano interventi più profondi.

 

Troppo presto per dire se la delega fiscale approvata dal governo sia portatrice di quelle riforme attese da anni dalle imprese italiane. Il provvedimento uscito da Palazzo Chigi, direzione Parlamento, è solo l’impalcatura di qualcosa che va ancora plasmato. E ci vorranno mesi, forse anni. Dunque, i partiti si mettano l’anima in pace.

Una cosa è certa, dice a Formiche.net l’economista membro del Gruppo dei 20 Paolo Guerrieri, che dopo una lunga carriera all’Università di Roma La Sapienza e un mandato come senatore, insegna ora a Sciences Po di Parigi ed all’Università di San Diego in California: sul catasto il governo ha pasticciato molto.

Sulla legge delega se ne sono dette tante. In molti, per esempio, si aspettavano più coraggio. Impressioni?

La legge delega è una cornice, nulla di più. Una cornice che può essere molto dettagliata, con una richiesta al parlamento di deleghe precise o viceversa blanda, generale. Ma la sostanza non cambia, è solo una base su cui costruire qualcosa di più grande. Il problema è che il governo ha scelto la seconda opzione, una grande scatola con dentro una serie di principi, dove c’è tutto e niente.

Non è un buon inizio, allora…

Forse. I tempi sono lunghi, si parla di 18 mesi e molti provvedimenti arriveranno con la nuova legislatura. Alla fine credo che si volesse proprio questo. Se dobbiamo esprimere una valutazione, la risposta è che bisognerà attendere i decreti.


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Giovedì 07 Ottobre 2021
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