Rinnovabili di pari passo con l'innovazione. Altrimenti non si fa sviluppo

“Rivoluzione verde e transizione ecologica” è la missione del PNRR che prevede risorse per energie green, reti e innovazione. Intervista a Luigi Paganetto.

Il Governo proverà a puntare di più sul sole e sul vento, a rendere i condomini più efficienti dal punto di vista energetico e anche a cambiare la natura degli spostamenti degli italiani - oggi dominati dall’utilizzo della macchina - con centinaia di chilometri di piste ciclabili, treni, bus meno inquinanti e traghetti green. È tutto scritto nella missione 2 del Recovery intitolata “Rivoluzione verde e transizione ecologica”. E tutto finanziato con risorse ingenti: circa 39 dei 59,3 miliardi dell’intera missione sono destinati alle rinnovabili, alla mobilità sostenibile e all’efficienza energetica degli edifici. Luigi Paganetto, professore di Economia europea all’università Tor Vergata di Roma ed ex presidente di Enea, propone un passo in più, imprescindibile per una rivoluzione verde anche economica: “Se produciamo solo energia pulita e non la uniamo all’innovazione allora miglioriamo l’ambiente, ma sprechiamo una grande occasione di sviluppo”.

Professore, uno degli obiettivi principali del Recovery è produrre più energia con le rinnovabili. Il Governo stima che il 70-72% dell’elettricità nel 2030 sarà prodotta prevalentemente dalle centrali eoliche e fotovoltaiche. È un obiettivo a portata di mano?

L’incremento della quota di produzione di energia attraverso le rinnovabili è in linea con le indicazioni dell’Unione europea, ma quando si passa a discutere delle scelte che bisogna mettere in campo le cose per l’Italia si fanno più complicate. Non dobbiamo dimenticare che fino ad ora abbiamo raggiunto gli obiettivi grazie alle rinnovabili idriche. Oggi siamo chiamati a obiettivi più ambiziosi e quindi bisogna incrementare decisamente lo sforzo. 

Il Recovery indica la strategia giusta?

Sì, ma è evidente che tutte le azioni devono procedere di pari passo. Le rinnovabili sono legate alla volontà di ridurre le emissioni di CO2, che sono prodotte per il 45% dal settore energetico, per il 23% dall’industria, per il 22-23% dai trasporti e per il 10% dal consumo di energia negli edifici. La scelta di aumentare le rinnovabili deve affiancarsi a un’azione concentrata sui luoghi dove si consuma l’energia. Per questo l’efficienza energetica è un punto di grandissima importanza.

Interventi sulla produzione e sui consumi. Bastano?

“No. Il problema da affrontare è anche come utilizzare l’energia. Quella che si produce con le rinnovabili è a intermittenza: sole, vento o mare che sia la fonte, non è facile mettere questa energia nelle reti. Servono reti intelligenti per far sì che il consumatore finale abbia l’energia in modo continuo, non a intermittenza. Poi c’è il problema dell’accumulo dell’energia”.

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Mercoledì 28 Aprile 2021