Patto per l’euro e crescita. L’austerità conviene?

AA. VV.
A cura di Luigi Paganetto

Eurilink University Press, 2013 - ISBN: 8895151666, 9788895151663

Gli impegni assunti a Bruxelles sono stati un’occasione di riflessione sulle implicazioni non solo economiche ma anche istituzionali e politiche che sono legate al “Patto”. L'attenzione di tutti si è concentrata sulla manovra economica e sugli specifici provvedimenti da adottare per fronteggiare la crisi finanziaria e su come ridurre il deficit. Molto si è detto a proposito di interventi a favore della crescita ma, nella sostanza, si è trattato di un esercizio che ha lasciato il passo a quello più immediatamente urgente del confronto con l'emergenza finanziaria.

Il Documento di Economia e Finanza contiene, oltre l’analisi e le tendenze della finanza pubblica, il Programma di Stabilità e il Piano nazionale delle Riforme, in esecuzione di quanto a suo tempo si erano impegnati gli Stati membri per consentire l’avvio del “semestre europeo” e, in particolare del Patto per l’Euro, definito a Bruxelles dai Capi di Stato e di Governo. Nel corso del 2011 il Governo ha approvato un DL sullo sviluppo che esplicitamente si colloca all’interno delle azioni da realizzare per la competitività, nella logica del semestre europeo.

Passato (forse) il momento più difficile, non dobbiamo comunque dimenticare che il problema di fondo dell’economia italiana è l’andamento della produttività, stagnante ormai da un decennio. Da qualche tempo ormai si è allargato il fronte di chi sostiene, l’inadeguatezza delle politiche di austerità fiscale per combattere la crisi.

L’idea dominante è stata sino ad oggi quella della virtuosità della riduzione dei deficit di bilancio come strumento per ridurre il rapporto debito/PIL. L’adozione generalizzata di politiche di consolidamento fiscale, di cui il Fiscal Compact adottato dalla UE rappresenta l’esempio più emblematico, estende a situazioni-paese molto diverse l’idea della virtuosità della riduzione dei deficit. Le misure adottate non hanno dato sin qui prova che la cura sia capace di ridurre le preoccupazioni circa la sostenibilità del debito pubblico. Sta crescendo, anzi, il dubbio che il taglio generalizzato delle spese possa associarsi ad un’ulteriore contrazione dell’attività economica.

Contributi di: Lorenzo Codogno, Daniele Franco, Massimo Gaiani, Enrico Giovannini, Giorgio La Malfa, Rainer Masera, Stefano Micossi, Paolo Savona, Pasquale Lucio Scandizzo, Giovanni Tria, Vincenzo Scotti.